giovedì 23 maggio 2013

Recensione: Shades of London #1 Jack lo squartatore è tornato (Maureen Johnson) (Lady Draculia)

Titolo: Shades: Jack lo Squartatore è tornato
Autore: Maureen Johnson
Serie: Shades
Casa editrice: Chrysalide
Pagine: 396
Prezzo: 12,80€


Il mio voto:
 







Rory è appena arrivata a Londra dall’America per cominciare una nuova vita in una nuova scuola. Ma proprio il giorno del suo arrivo, un brutale omicidio sconvolge la città, tanto più spaventoso perché riconosciuto come l’imitazione del primo assassinio di Jack lo Squartatore, il serial Killer che nel 1888 conquistò con la sua efferatezza le cronache di tutto il mondo. La polizia è senza indizi e senza testimoni, ma ancora per poco: sarà proprio Rory a notare un uomo misterioso sul luogo del secondo, feroce delitto. Ma perché la sua amica, che era a fianco a lei, non ha visto nulla? Se è un fantasma quello che Rory ha visto, certo non è meno pericoloso di un omicida in carne e ossa: però richiede l’intervento di un corpo segreto di polizia, una squadra che aiuterà Rory a scoprire poteri che finora non sospettava di avere.


                                                                     La mia opinione

Well... Mi sono avvicinata a questo romanzo attirata dal titolo, lo ammetto. "Shades of London" ha un fascino innegabile e accostato al nome di Jack lo Squartatore diventa un'apoteosi di mistero e intrigo. E tutto si ferma lì XD
A parte gli scherzi, nel corso della lettura, per un bel po'  non succede nulla o quasi.  Poi si comincia a delineare il mistero di un assassino che prende il nome del famigerato incubo dell'Inghilterra del tardo '800, emulandone gli omicidi persino nei luoghi e nelle ore. E dopo?
Mmmm... l'idea di fondo è originale,  ma si perde in un'accumulo di stupidità e di demenza della protagonista: Aurora è insulsa, scialba e noiosa. 
Di solito quando un romanzo mi appassiona, lo leggo voracemente e velocemente, in questo caso invece ho avuto un blocco: al 73% mi sono fermata lasciando trascorrere quasi 13 giorni dalla ripresa... un finale "PUF". Letteralmente. Temo che l'autrice abbia perso una grande occasione. Non dico che sia scritto male o che vada del tutto cestinato, ma è stata una colossale astuzia utilizzare un riferimento storico di tale portata per creare aspettativa anche se verrà delusa e stroncata in breve tempo.  
Ho apprezzato l'accostamento paranormal della vicenda, ma mi ha fatto ridere a crepapelle la banalità del "friggere" i fantasmi con un cellulare, anzi, scusate, con il Terminus. 
Meglio un VERO thriller storico, credetemi. E se vi fidate di me, vi consiglio di passare oltre: ci sono un mucchio di altre bellissime storie e saghe che valgono il vostro tempo; se poi non avete nulla di meglio tra le mani allora ok, cimentatevi pure nella lettura di Shades of London, ma non dite che non vi avevo avvisati :P



mercoledì 22 maggio 2013

Personaggio del Cuore (Lady Draculia)

 
Mwuahuahauhau vi sono mancata eh? *ride nuovamente sarcastica* Ultimamente sono stata un pochino assente dal blog perchè mi sono arenata con il libro che stavo finendo di leggere (Shades of London), ma per fortuna ieri sera l'ho terminato e presto ne scriverò la recensione! Poi qui giovedì scorso c'è stata l'alluvione ed il fiume del mio paese è tracimato...non vi dico il disastro! Fango ovunque e acqua a fiumi! Casa mia, per fortuna, non ha subito danni, ma in pratica i garage non esistono più XD   Mi ripeto sempre che "poteva andare peggio".
Ad ogni modo, ora sono qui a proporvi una nuova puntata del  "Personaggio del Cuore":

In ogni libro che ho letto c'è sempre stato un uomo che mi ha emozionata e del quale mi sono letteralmente innamorata, ma anche delle grandi donne che mi hanno ispirata tanto e mi hanno persino aiutata a crescere, o coppie che mi hanno fatta tanto sognare..

oggi parliamo di Lestat
Chi è? Lestat di Lioncurt è un vampiro creato dalla mano di Anne Rice, protagonista della saga "Le Cronache dei Vampiri" e per descriverlo al meglio userò direttamente la descrizione che ne fa l'autrice:

"Sono il vampiro Lestat. Sono immortale. Più o meno. La luce del sole, il calore continuativo d’un fuoco intenso… ecco, potrebbero annientarmi. O forse no. Sono alto un metro e ottantasei, una statura piuttosto ragguardevole intorno al 1780, quando ero un giovane mortale. Adesso non sono tanto malaccio. Ho i capelli biondi molto folti che arrivano fin quasi alle spalle, e piuttosto ricci, che sembrano bianchi sotto la luce fluorescente. Ho gli occhi grigi, ma assorbono facilmente l’azzurro e il viola dalle superfici che ho intorno. Ho un naso piuttosto corto e sottile, una bocca ben modellata anche se un po’ troppo grande per il mio volto. Può sembrare maligna o estremamente generosa, la mia bocca. E appare sempre sensuale. Ma i sentimenti e le reazioni si rispecchiano davvero sempre in tutta la mia espressione. Il mio viso è molto animato. La mia natura di vampiro si rivela in una carnagione bianca e lucida, che è necessario rendere opaca con la cipria davanti alle telecamere e agli obiettivi in genere. E se ho sete di sangue divento orrendo… con la pelle incartapecorita e le vene che spiccano come corde sulle ossa. Ma ormai non permetto più che succeda. E l’unico indizio del fatto che non sono umano è costituito dalle mie unghie. E’ così per tutti i vampiri. Le nostre unghie sembrano di vetro. E certuni se ne accorgono anche quando non notano niente altro."
Perchè è divenuto personaggio del cuore? Lestat è un romantico decadente, un D'Annunzio, un grande Gasby dei vampiri, amante del bello in tutte le sue forme, un bohemien, innamorato degli umani e dei loro sentimenti, desideroso di trovare un'anima affine. E' felice di essere un vampiro, ma angosciato dal non essere più mortale e per questo, alle volte compie azioni assurde e pericolose. Il fascino che Lestat ha è qualcosa di magnetico e folle. Come il Dracula di Bram Stoker, anch'egli cela un cuore che sanguina, che si emoziona e che pulsa seppur viva da non-morto.
Sul grande schermo, questo personaggio poliedrico ha il volto del bravo Tom Cruise ne: "Intervista col Vampiro" e del bel Stuart Townsend ne: "La Regina dei Dannati".

E voi un bacio a due denti ve lo fareste dare? °W°

Il mio primo WWW Wednesday! (Mocchan)

Inauguro la mia partecipazione a questo bel blog con una rubrica (perché se c'è una cosa che adoro sono proprio i test, le rubriche, le liste, decisamente uno dei miei guilty pleasures!), sicuramente il primo appuntamento di una lunga serie con il WWW Wednesday!
Da nuova collaboratrice quale sono, vi rimando alla mia piccola presentazione infondo alla pagina dello staff e vi chiedo di scusare la mia cronica tendenza ad aggiungere dettagli totalmente irrilevanti ai miei post: ho pensato di lasciare le digressioni, almeno per questo primo post, in modo che voi lettori possiate farvi più o meno un'idea di me a tutto tondo, insomma.

Ora però partiamo, sotto con il WWW Wednesday!



  • Cosa stai leggendo in questo periodo?
Il libro che sto leggendo in questo momento è 'Atonement' (Espiazione) di Ian McEwan, opera che è stata trasposta in una fortunata versione cinematografica nel 2007, diretta da Joe Wright e interpretata da un cast favoloso (Keira Knightley, James McAvoy, Saoirse Ronan, Romola Garai, Benedict Cumberbatch, Juno Temple!!!). Come molti, credo, ho visto il film qualche anno fa e ora mi sto godendo il libro, su suggerimento di un'amica.

Tra l'altro, questo libro ha una storia abbastanza curiosa per i miei standard da lettrice patologicamente parsimoniosa (di base non acquisto; sfrutto biecamente la mia biblioteca comunale che, fortunatamente, è provvista di ogni ben di Dio!): la settimana scorsa ero in viaggio a Londra con un paio di amiche per qualche giorno di anticipate vacanze estive e, a metà settimana, mi sono improvvisamente ritrovata sprovvista di letture. Come dicevo, generalmente non compro molto, ma rimanere senza niente da leggere è sempre piuttosto sconvolgente! (Soprattutto se a casa si è circondati da pile di libri da leggere...) Così, sono partita per un'esplorazione letteraria con lo scopo di trovare, nei vari negozietti dell'usato, un libro intrigante e piacevole. (Cercavo 'One Day' (Un giorno) di David Nicholls perché voglio leggerlo da secoli ma non se ne trova una copia usata da nessuna parte.) (Sarò strana ma puntavo volontariamente a libri usati perché negli ultimi tempi ho sviluppato una malsana passione per loro!)

MA! Torniamo sulla retta via! Penso che tutti conosciate la trama di 'Atonement', anche solo per via del film, ma se così non fosse, eccovi il retro di copertina della mia versione Vintage UK:

“On the hottest day of the summer of 1934, thirteen-year-old Briony Tallis sees her sister Cecilia strip off her clothes and plunge into the fountain in the garden of their country house. Watching her is Robbie Turner, her childhood friend who, like Cecilia, has recently come down from Cambridge.
By the end of that day the lives of all three will have been changed for ever. Robbie and Cecilia will have crossed a boundary they had not even imagined at its start, and will have become victims of the younger girl's imagination. Briony will have witnessed mysteries, and committed a crime for which she will spend the rest of her life trying to atone.”

Per chi non masticasse l'inglese, vi riporto anche la trama della versione italiana, pubblicata da Einaudi:

“All'età di tredici anni, in un caldo giorno d'estate del 1935, Briony Tallis sente di essere diventata una scrittrice. La sera stessa, accusando di un crimine odioso un innocente, commette l'errore che la segnerà per tutta la vita. Eppure la giornata era iniziata sotto i migliori auspici. C'era la commedia da mettere in scena, i cugini arrivati dal nord per trascorrere qualche tempo in casa Tallis, e da Londra era atteso l'amatissimo fratello Leon con un amico, industriale della cioccolata. Soltanto la sorella maggiore Cecilia impensieriva Briony, con quel suo misterioso rapporto che la legava a Robbie Turner, il figlio della loro donna di servizio.
Tutti i personaggi entrano in scena ma, nella commedia della vita, non ci sono prove prima della recita e ogni gesto assume un carattere definitivo. Presto, sarà troppo tardi per fermare la macchina dell'ingiustizia e la guerra arriverà a spazzare via il vecchio mondo con le sue raffinate ipocrisie. ”
  • Quale libro hai appena terminato?
Il libro che ho appena terminato si intitola 'Hallucinating Foucault', opera prima della scrittrice Patricia Duncker, pubblicato in Italia da Neri Pozza con il titolo 'Demoni e muse'.
Questo libro è uno dei miei preferiti di sempre e quella appena terminata è stata la mia seconda rilettura in lingua originale, dopo il primo folgorante incontro con l'edizione italiana. Che ci crediate o meno, non sono il tipo di lettrice che rilegge compulsivamente i libri che ha amato (anche se ultimamente mi sta capitando piuttosto spesso); il fatto è che avevo deciso di regalare la mia copia del romanzo e un'occasione del genere richiede un momento di raccoglimento, prendersi il giusto tempo per dirsi addio, credo.
(A margine, per i curiosi, un libro tanto importante va ovviamente in dono a una persona molto importante. Quando prima vi raccontavo del viaggio a Londra, mentivo; non si trattava veramente di vacanze anticipate, almeno non per me. La mia era una spedizione in piena regola! Lo scopo: assistere a uno spettacolo teatrale interpretato dal mio adorato Ben Whishaw (fatto) e incontrarlo all'uscita del teatro per lasciargli questo piccolo pezzo di me (fatto!).)
Siccome, come dicevo, il mio libro inglese non è più nelle mie mani, ho trovato la sinossi che più mi sembrava fedele all'edizione che era in mio possesso su Anobii e così ve la riporto:

“The love between a writer and a reader is never celebrated. It cannot be proven to exist.

Hallucinating Foucault is a love story, a mystery and a quest. It is a gripping tale of a mad writer, the glamorous, scandalous Paul Michel, enfant terrible of French letters and the reader who sets out to find him. The search begins in the archives of university libraries, enters the forbidden spaces of a French asylum, moves onwards into the storms of late summer in Provence and ever deeper into the labyrinth of memory.

Passionate and controversial, Hallucinating Foucault crosses the frontiers of gender and sexuality, explores the limits of madness and desire and affirms the boundless loyalty of a reader's love - it is a remarkable book that goes to the very heart of the creative act.”


Di nuovo, ecco di seguito anche il quarto di copertina italiano:
“Un crepuscolo nebbioso avvolge, in questa giornata del 1993, l'Hôpital Sainte-Marie di Clermont-Ferrand, il più grande ospedale psichiatrico della Francia centrale. In una stanza vuota di quell'imponente massa di edifici al centro della città, tra l'odore acre di escrementi e disinfettanti, Paul Michel, l'ex enfant prodige della letteratura francese, magro, pallido, con le guance ispide, la maglietta che gli penzola molle e sporca contro il petto, gli occhi accesi, selvaggi, aspetta un suo giovane lettore venuto dall'Inghilterra.
Sono trascorsi nove anni da quella notte del 30 giugno 1984 in cui lo scrittore fu arrestato al cimitero Père Lachaise di Parigi. La polizia lo aveva trovato urlante, in lacrime, mentre scoperchiava tombe col piede di porco con cui qualche istante prima aveva fracassato il cranio, rotto il braccio e inferto ferite multiple al custode del cimitero, che aveva tentato di fermarlo.
Schizofrenia paranoide fu la diagnosi immediata del reparto psichiatrico del Sainte-Anne, in cui il vincitore del Premio Goncourt del 1976, l'autore di La Fuite e altri celebri romanzi tradotti in quasi tutto il mondo, fu ricoverato.
La vicenda ebbe un'eco enorme sulla stampa, che naturalmente non trascurò di alludere a un nesso tra la personalità di Paul Michel, scrittore omosessuale, e la sua follia.
Paul Michel ha, infatti, tutto ciò che può assicurare il plauso e il disprezzo: è un grande talento e, insieme, uno scandalo, un'eccezione. Un uomo che non si cura della propria fama, che si mette volutamente contro tutto e tutti, che sposa posizioni politiche provocatorie. Un uomo attraente e, tuttavia, sempre solo, senza famiglia, passato, legami.
In realtà, Paul Michel sa che in quella notte del 30 giugno ha violato le tombe del Père Lachaise perché il legame stesso della sua vita, il legame col suo demone e la sua musa, Michel Foucault, era finito per sempre. Foucault era morto. E perché darsi la pena di esistere se il proprio demone è morto? Perché poi ricevere uno stupido ragazzo inglese che si dice tuo lettore, se il tuo Lettore è morto?
Romanzo furibondo, doloroso, torbido e romantico sul confine che separa e unisce scrittura e lettura, follia e desiderio, sessualità e pensiero, Demoni e museha rivelato sulla scena letteraria internazionale lo straordinario talento di Patricia Duncker.”

  • Cosa pensi leggerai dopo?
Dunque, cosa leggerò dopo? Èsempre un po' difficile mantenere fissa la lista di libri che mi propongo di leggere nell'immediato futuro; generalmente mi faccio una scaletta mentale che spesso e volentieri stravolgo seguendo i guizzi d'umore del momento..! Per ora, i candidati alla lettura sono tre, due già in mio possesso e uno che vorrei procurarmi a breve:

'The Book Thief' ('La bambina che salvava i libri') di Markus Zusak, di cui ho sentito parlare così tanto su Tumblr fino a convincermi che dovevo leggerlo anche io!
“Here is a small fact. You are going to die.
1939. Nazi Germany. The country is holding its breath. Death has never been busier.
Liesel, a nine-year-old girl, is living with a foster family on Himmel Street. Her parents have been taken away to a concentration camp. Liesel steals books. This is her story and the story of the inhabitants of her street when the bombs begin to fall.
Some important information.
This novel is narrated by Death.
It's a small story, about: a girl; an accordionist; some fanatical Germans; a Jewish fist fighter; and quite a lot of thievery.
Another thing you should know:
Death will visit the book thief three times.”

L'edizione italiana è edita da Frassinelli, di cui questo è il retro di copertina così come compare su Goodreads:
“Fu a nove anni che Liesel iniziò la sua brillante carriera di ladra. Certo, aveva fame e rubava mele, ma quello a cui teneva veramente erano i libri, e più che rubarli li salvava. Il primo fu quello caduto nella neve accanto alla tomba dove era stato appena seppellito il suo fratellino. Stavano andando a Molching, vicino a Monaco, dove li aspettavano i loro genitori adottivi. Il secondo, invece, lo sottrasse al fuoco di uno dei tanti roghi accesi dai nazisti. A loro piaceva bruciare tutto: case, negozi, sinagoghe, persone... Piano piano, con il tempo ne raccolse una quindicina, e quando affidò la propria storia alla carta si domandò quando esattamente la parola scritta avesse incominciato a significare non solamente qualcosa, ma tutto. Accadde forse quando vide per la prima volta la libreria della moglie del sindaco, un'intera stanza ricolma di volumi? Quando arrivò nella sua via Max Vandenburg, ex pugile ma ancora lottatore, portandosi dietro il "Mein Kampf" e infinite sofferenze? Quando iniziò a leggere per gli altri nei rifugi antiaerei? Quando s'infilò in una colonna di ebrei in marcia verso Dachau? Ma forse queste erano domande oziose, e ciò che realmente importava era la catena di pagine che univa tante persone etichettate come ebree, sovversive o ariane, e invece erano solo poveri esseri legati da spettri, silenzi e segreti.”

'Peter and Alice' di John Logan, ossia il testo della rappresentazione teatrale a cui ho assistito a Londra che, oltre a essere interpretata da attori magistrali (Judi Dench e Ben Whishaw nella parte dei protagonisti), ha il pregio di essere particolarmente interessante e toccante. Lo spunto per questo spettacolo è un fatto che unisce storia e letteratura: l'incontro realmente accaduto fra la donna che ha ispirato 'Alice nel Paese delle Meraviglie', ormai anziana, e il giovane (non più bambino!) che è stato il modello per 'Peter Pan'.
Il libercolo non è ancora stato pubblicato in italiano e temo non ci siano progetti di questo tipo in un futuro prevedibile, perciò mi vedo costretta e riportavi solamente la sinossi inglese che, fortunatamente, è piuttosto breve.
“When Alice Liddell Hargreaves met Peter Llewelyn Davis at the opening of a Lewis Carroll exhibition in 1932, the original Alice in Wonderland came face to face with the original Peter Pan. In John Logan's remarkable new play, enchantment and reality collide as this brief encounter lays bare the lives of these two extraordinary characters.”

Infine, 'La sovrana lettrice' di Alan Bennett, pubblicato in Italia da Adelphi. Non ho ancora deciso in che lingua lo leggerò ma ne ho visto l'edizione italiana proprio il week end scorso in libreria e mi sono lasciata ammaliare. In più, l'autore è lo stesso di 'The History Boys', spettacolo teatrale di cui ho visto la trasposizione cinematografica e una versione italiana a teatro, giusto qualche mese fa.
Di nuovo, la sinossi proviene da Goodreads:
“A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d’Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. E in effetti è successo qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus della lettura a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali ripercussioni sul suo entourage, sui sudditi, sui servizi di sicurezza e soprattutto sui lettori lo scoprirà solo chi arriverà all’ultima pagina, anzi all’ultima riga. Perché oltre alle irrefrenabili risate questa storia ci regala un sopraffino colpo di scena, uno di quei lampi di genio che ci fanno capire come mai Alan Bennett sia considerato un grande maestro del comico e del teatro contemporaneo.”

E siamo arrivati alla fine.
Se mi avete seguito fin qui, complimenti! Vi siete pienamente meritati una calda tazza di tè, con tanto di biscotti!

lunedì 20 maggio 2013

Welcome..e altre news

Ciao a tutti! scrivo queste righe per dare un grosso benvenuto alla nostra nuova collaboratrice, Morena . Da oggi "Il profumo delle pagine stampate" si arricchisce con un nuovo membro dello staff e, spero presto, due nuove rubriche/sezioni dedicate alle saghe ed ai libri in lingua originale. 

Il mese scorso vi ho parlato del libro "Le streghe di Salem" di Rob Zombie, da me promosso in quanto è riuscito a tenermi incollata alle pagine ed a disturbarmi. Purtroppo non ho ancora avuto modo di vedere il film (soprattutto al cinema, dal momento che Fiefiefifi non ama gli horror e si è rifiutata di accompagnarmi | NDF: se è per questo tu ti sei rifiutata di vedere Gatsby :D ptù), ma la mia amica Erica ha provveduto a scrivere un'ottima recensione sul suo Bollalmanacco del cinema. Devo dire che dopo tante recensioni negative, Erica mi ha convinta ad affrontare la visione di quello che non è un capolavoro ma pur sempre un horror degno di una visione (cosa che capita raramente con questo genere). Vi ho lasciato il link, fatele una visita e curiosate nel mondo della mia amica cinefila :)

In My Mailbox (Lady Draculia)

*-* sono su di giri! Oggi ho scovato un libro straordinario grazie alla svendita Fnac per cambio di società! Chi ha letto la mia biografia nella sezione "staff" sa bene che sono una Kindle reader dipendente e che per questioni di spazio, di soldi e anche di coerenza ecologica in nome del "salviamo gli alberi", sono passata agli ebooks senza alcun rimpianto, ma non ho potuto resistere dall'acquistare "La Saggezza della Contea" di Noble Smith
La contea, un posto incantato in cui la vita scorre serena secondo il ritmo della natura. Il Paese degli Hobbit, le creature più buone e felici inventate dalla fantasia di Tolkien. Uomini piccoli dal cuore grande, che hanno molto da insegnare a ognuno di noi. Prendendo spunto da "II Signore degli anelli" e "Lo Hobbit" (da cui è tratto il nuovo kolossal di Peter Jackson), Noble Smith ci spiega come anche le persone più piccole possono valere più di un Cavaliere di Rohan. Esplora temi cari a un Mezzuomo, come la gioia di chiudere una giornata con una birra fra amici, il valore di condividere il cibo, il gusto dell'amicizia pura e disinteressata, fino ad arrivare a temi profondi e universali: il coraggio, l'armonia con la natura e la lotta del bene contro il male. Come possono piaceri semplici quali il giardinaggio, lunghe camminate a piedi nudi e deliziosi pranzi in compagnia renderci molto più felici? Perché è tanto rivoluzionaria l'idea di invitare gli amici per il proprio compleanno e offrire loro regali anziché riceverne? E come possiamo "portare il peso del nostro anello del potere" senza esserne divorati? "La saggezza della contea" risponde a queste e a molte altre domande essenziali per la vita di ognuno; ci invita a sedere con gli Hobbit davanti a una birra, per rubare un briciolo di quella sapienza elementare ed eterna che ci può far vivere felici e sereni.

Su Amazon lo potete trovare QUI scontato del 15%, quindi a poco più di 12€. Ci sono riferimenti alle opere del sommo Tolkien, curiosità, puntualizzazioni e riflessioni a cuore aperto.

A me, tolkeniana D.O.C.G., questo piccolo tesoro non può che regalare un ritratto interiore. Io, hobbit-elfa-vampira-nana-strega mi ci ritrovo come riflessa in uno specchio. Acquistatelo per voi stessi, oppure regalatelo: ne trarrete solo tanta felicità!


Recensione: Miele (Ian McEwan) (SteHale)

Titolo: Miele
Titolo originale: Sweet Tooth
Autore: Ian McEwan
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 351
Prezzo: 17,00€ (per la versione rilegata) su amazon

Il mio voto:



Siamo nei primi anni 70. L'Inghilterra è in pieno fermento da guerra fredda. Serena Frome inizia a lavorare per l'MI5, un ramo dei servizi segreti britannici. Laureata a Cambridge in matematica, Serena ama la letteratura più dei numeri e le viene quindi affidato un compito inerente a questa sua passione. Sotto copertura, dovrà esaminare un giovane scrittore e capire se possa essere manipolato per scrivere racconti e romanzi apertamente contro il regime comunista sovietico.
Tutto si complica quando tra i due inizia a nascere un sentimento che porterà Serena a dover scegliere tra l'amore e la sua missione.


La mia opinione

Miele è il primo libro di McEwan che leggo. Sono stata spinta dalla curiosità per questo autore dopo aver visto il film Espiazione, tratto da un romanzo di McEwan.
Benchè la trama di Miele non mi invogliasse più di tanto, ho deciso di dargli comunque una possibilità.
Sin dalle prime pagine il libro mi ha letteralmente conquistata. La protagonista scrive e parla di se in prima persona, presentandosi al lettore con semplicità ed onestà.
E' stato facile immedesimarsi con certi suoi tratti caratteriali e con il suo particolare metodo di approccio alla lettura.


McEwan è un signor scrittore, il suo stile è fluido ed accattivante che non ha nulla da invidiare a certi suoi "colleghi" molto più famosi ed osannati di lui da pubblico e critica.
Non voglio dirvi troppo sulla trama perchè potrei trarvi in inganno. Il tema principale della storia è il lavoro di Serena presso l'MI5, ed in certe parti del romanzo ho trovato un essessivo fervore politico che mi ha spinta, proprio come usa fare lei stessa, a girare velocemente pagina dopo aver dato una rapida scorsa alle parole. Non lasciatevi scoraggiare se vi sembrerà che ad un certo punto la lettura diventi pesante, si tratta soltanto di poche pagine facilmente superabili.
Sul finale, proprio quando pensavo che il libro mi avrebbe delusa, nonostante un avvio entusiasmante, ho dovuto ricredermi ed inchinarmi al genio letterario dell'autore.

Ho ormai terminato la lettura da qualche giorno, eppure ancora sorrido nel ripensare alle ultime pagine del libro che hanno saputo stupirmi come pochi romanzi sono stati in grado di fare.

Consiglio assolutamente questo romanzo agli amanti di ogni genere letterario, non ve ne pentirete.

martedì 14 maggio 2013

Teaser Tuesday numero due della giornata! (fiefiefifi)

Ebbene, non ho resistito all'idea di scrivere un Teaser Tuesday io stessa, anche se sono in ritardo di dieci minuti... è passata la mezzanotte!

Ci sono diversi libri che devo o che vorrei recensire, ma anche troppe cose da fare. Senza contare che mia sorella - Nageki - continua a seguirmi per casa e dirmi che devo completare la biografia nella sezione staff (NDN: huuu che mostro di cattiveria mi fai sembrare XD) perché sono l'unica che non l'ha ancora fatto (ma non so cosa scrivere di me!).
Perciò perchè no? Buttiamoci su questo angolino del martedì.

Attualmente sto leggendo più di un libro. Ho appena terminato "La Figlia Segreta" di Shilpi Somaya Gowda e lo recensirò a breve perché merita. Verte su un argomento intenso, intreccia culture diverse e mi ha toccata nel profondo. Avevo cominciato "Il bambino che cadde sulla Terra" di Kathy Lette (di cui avevo già parlato nella rubrica In My Mailbox) ma, in vista dell'uscita del film il prossimo giovedì, non ho potuto non riprendere in mano la mia copia di "The Great Gatsby".

Per quanto riguarda le altre mie letture, sto procedendo a rilento con "Le Cronache di Narnia" perché non ho intenzione di leggere tutti i libri in un colpo solo. Inoltre sto leggendo un paio di libri che mi serviranno per la tesi: "Hemingway VS Fitzgerald: the rise and fall of a literary friendship" (Scott Donaldson) e "Festa mobile" (Ernest Hemingway). In poche parole, ho la testa piena di pagine di libri diversi.

Vi propongo qui un brano da "Il bambino che cadde sulla Terra" di Kathy Lette. Per il momento sembra un librino simpatico, è indubbiamente divertente ma talvolta l'umorismo risulta un po' forzato. La storia però mi appassiona, quindi appena terminato Gatsby, riprenderò subito in mano questo.

Ormai io e Merlin eravamo i protagonisti principali della nostra esclusiva serie medica in prima serata. Gli unici dettagli mancanti erano un bel trailer promozionale e un assegno di 60.000 sterline a puntata.
        Dopo che, all'età di quattro anni, Merlin iniziò a parlare, da quel momento non fece altro che continuare a chiacchierare come un fiume in piena. Le parole gli uscivano dalla bocca come automobili che andavano a ficcarsi in un ingorgo, una collisione di storie e pazzia che partiva per la tangente. Cercare di insegnare a Merlin qualcosa di pratico, come allacciarsi una stringa o lavarsi la faccia, era come provare a spiegargli la procedura di alimentazione di un reattore nucleare. Si limitava a fissarmi con un'espressione stupefatta. Tuttavia, all'età di cinque anni mi chiese se poteva avere un cucciolo di pidocchio, se fosse obbligatorio per i bruchi trasformarsi in farfalle, [...] Quando, all'età di sei anni, perse il suo primo dentino da latte, realizzò una presentazione in PowerPoint sull'ortodonzia primaria.

Questo paragrafo, anche se ho dovuto tagliarne un pezzo che avrebbe potuto dare ai più "sensibili" un'idea sbagliata dell'argomento, lascia comprendere perfettamente il genere del libro. Un romanzo divertente su una seria problematica: l'autismo. Sicuramente mi impegnerò a recensirlo appena terminata la lettura.

Ora veniamo a F. Scott Fitzgerald, per cui ho sviluppato una specie di ossessione dopo aver visto il film Midnight in Paris ed essermi innamorata di Zelda. Inutile dire (ma lo dico) che con l'uscita di The Avengers in seguito ho finito per prendere una sbandata per Tom Hiddleston, il Fitzgerald di turno.

Mi piace leggere i libri di Fitzgerald rigorosamente in inglese perché amo la sua poesia: quello che la sua penna ha saputo fare non si può chiamare semplice letteratura. Riporterò due passaggi in inglese, perciò mi scuso infinitamente con chiunque non riuscisse a comprenderlo (purtroppo non dispongo dell'edizione italiana di questo libro)

He hadn't once ceased looking at Daisy, and I think he revalued everything in his house according to the measure of response it drew from her well-loved eyes. Sometimes, too, he stared around at his possessions in a dazed way, as though in her actual and astounding presence none of it was any longer real. Once he nearly toppled down a flight of stairs.

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"Who is he?" I demanded. "Do you know?"
"He's just a man named Gatsby." [...]
Something in her tone reminded me of the other girl's "I think he killed a man," and had the effect of stimulating my curiosity. [...]
"Anyhow, he gives large parties," said Jordan, changing the subject with an urban distaste for the concrete. "And I like large parties. They're so intimate. At small parties there isn't any privacy."

"The Great Gatsby" è un libro di una semplicità incredibile, ma che sa farsi amare e rispettare. I due passaggi che ho preso a caso non rendono l'idea, ritengo però che sia un libro imperdibile. Spero che la traduzione italiana sia altrettanto poetica.