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giovedì 26 settembre 2013

Recensione: L'albero dei Segreti (Sarah Addison Allen) (Lady Draculia)

Titolo: L'albero dei segreti
Autore:Sara Addison Allen
Editore: Sonzogno
Pagine:253
Prezzo:17,00

Il mio voto


 Benvenuti a Walls of Water piccola località turistica del North Carolina, un luogo dove il mistero è più fitto della nebbia che circonda il paese. Tanto tempo fa, l'imponente palazzo vittoriano in cima alla collina era proprietà della famiglia di Willa Jackson. Poi quell'edificio abbandonato divenne il simbolo della rovina dei Jackson e di tutto ciò da cui Willa aveva deciso di fuggire. Da qualche anno la donna si è rifugiata ai margini della vita del paese, a gestire un negozio di articoli sportivi - rigorosamente biologici - e un baretto dal quale provengono deliziosi profumi di torte e biscotti al caffè per la gioia dei visitatori. Ma un giorno Willa riceve una busta sulla quale riconosce l'elegante firma della sua ex amica del cuore, Paxton Osgood. All'interno, un invito impossibile da ignorare perché riguarda proprio quell'antica dimora di cui ora sono proprietari gli Osgood. Ecco che il passato sembra tornare a perseguitare l'ultima discendente dei Jackson, costringendola a riaprire il cancello del misterioso giardino dove sta per venire alla luce un segreto rimasto sepolto per decenni. Un segreto che cambierà la vita di Willa e della sua amica in un modo che nessuno si sarebbe mai aspettato.


La mia opinione

Amo Sarah Addison Allen. E' una delle mie autrici preferite: ogni suo romanzo è magico. Ogni volta che termino una sua lettura il mio cuore è pieno di sentimenti bellissimi e volteggia nell'aria. Questa scrittrice ha la capacità di farmi sentire così bene che vorrei le sue storie non finissero mai!

L'albero dei segreti non delude, una storia incantevole e delicata. Un'intreccio di amicizia, amore e magia in una cittadina dal nome affascinante come Walls Of Water

 

Pagina dopo pagina, il lettore viene trasportato in un mondo semplice, dove è il destino a comandare. Le coincidenze non esistono, tutto ha un significato, che vogliamo crederlo o meno. E così ci immergiamo con Willa in un susseguirsi di misteri che le cambieranno la vita e le faranno trovare non solo un'amica per la vita, ma anche un amore come tutte vorremo e la stessa cosa accadrà a Paxton.

La delicatezza dei messaggi di Sarah Addison Allen sono spiazzanti, L'albero dei segreti ha una morale potente e attualissima: l'accetazione delle diversità. Ogni persona è unica e come tale va compresa e accettata con tutti pregi e difetti. Non solo: non sempre l'apparenza è l'essenza di chi ci sta di fronte, anzi, essa può trarre in inganno con facilità. 


!!ATTENZIONE SPOILER!!
Sebastian, il migliore amico di Paxton, è il mio personaggio preferito. Scambiato per gay da chiunque semplicemente per i suoi atteggiamenti e per il modo di vestire ai tempi del college, è un uomo che oserei definire quasi "perfetto". Allen riesce a creare un desiderio potentissimo nel lettore che si soddisfa nel momento in cui Sebastian racconterà della sua giovinezza e confesserà a Paxton di amarla come lei lo ama.  Inoltre per buona parte del romanzo si evince una forte tensione erotica anche tra Colin (fratello maggiore di Paxton) e Willa, e tutto questo rende molto "vivo" il racconto. E' una qualità indiscussa dell'autrice che riesce ad essere sensuale nelle sue descrizioni senza mai volgarità o banalità di cattivo gusto.
FINE SPOILER


Durante la lettura, sentirete spesso il profumo dolce delle pesche e l'odore del caffè appena macinato. Sono sensazioni incredibilmente forti che fanno parte della magia stessa del libro.
Coinvolgente, da leggere tutto d'un fiato e sognare, sognare, sognare....



domenica 22 settembre 2013

Recensione: La Bambina Senza Cuore (Emanuela Valentini) (Lady Draculia)

Titolo:La bambina senza cuore
Autore: Emanuela Valentini
Editore: Speechless Books
Pagine: 300
Prezzo: n/a

Il mio voto


 Whisperwood, 1890. Lola, dodici anni, si risveglia nella buca di neve in cui è stata sepolta. Non ricorda nulla. Sul suo petto una ferita aperta, testimone di un gesto efferato. Whisperwood, 1990. La vita di Nathan, quattordici anni, cambia la sera in cui decide di infrangere il coprifuoco che vige a Whisperwood. L’incontro con Lola, la pallida fanciulla che abita in un cimitero in rovina con un angelo di marmo, un gargoyle e un poeta dall’animo inquieto, sconvolgerà la sua esistenza per sempre. Un viaggio a ritroso nelle pieghe del tempo. Un’antica maledizione. Un tortuoso percorso verso la verità.


La mia opinione

Gli affezionati lettori del blog si saranno oramai abituati al mio stile di scrittura e sicuramente avrete compreso che non amo gli schemi, non percorro un'esatta "strada tracciata" per scrivere una recensione, soprattutto odio essere prolissa, mi annoio io stessa XD 
Non sarò mai precisa nel riportare la trama, nel parlavi dei personaggi, ma cercherò di raccontarvi le emozioni, le sensazioni, i colori e gli odori di un libro. Forse non sarà una mossa vincente, ma il passare inosservata non mi è mai dispiaciuto :)


Perciò ora chiudete gli occhi della mente e ascoltate:





l'aria è umida ed intrisa di quell'odore di erba bagnata e fango dopo una forte pioggia; il sole è timido e le voci delle persone lungo le vie della città sono leggere e timorose....Siamo a Whisperwood. Cittadina inglese, cupa dove un bosco antico ne delimita il confine e nasconde un cimitero d'anime senza redenzione. E' qui, nel lugo dove i morti non dovrebbero mai incontrare i vivi, che Lola vive. Una bambina, una figlia di strega, né viva né morta ed i suoi amici: Bianco un angelo di pietra, Rufus un gargoyle che si crede un cane, il Poeta che ha perduto la memoria; nel mausoleo i giorni si susseguono senza tempo. 


In città, invece, il sindaco Morris è un uomo di quasi 40 anni continuamente afflitto dai suoi problemi, schiacciato dai ricordi ed egoista che non riesce a dare al figlio Nathan ciò di cui ha bisogno: l'affetto di un padre. 
Sarà in un momento di afflizione e tristezza che Nathan scoprirà Lola al sepolcreto e quel mondo arcano che si nasconde al di là del bosco vicino al fiume. E sarà da quel momento che comparirà un strana vecchietta, Rosie Maud di 107 anni che vive con il suo esercito di animaletti di pezza... Le sorti dei personaggi prenderanno pieghe inaspettate fino alla verità ed alla Vita.

Che gioia immergersi in una favola gotica dallo stile impeccabile che richiama la letteratura inglese dell'800! L'autrice, ad ogni inizio capitolo, ci regala le citazioni meravigliose di grandi poeti come Lord Byron, P.B. Shelley e John Keats perfette, quasi come un riassunto degli accadimenti.  "La bambina senza cuore" è un progetto artistico di altissimo livello che merita un posto di rilievo nella libreria di ogni vero lettore. Un piccolo capolavoro dark che ci insegna a non temere ciò che non sconosciamo, che agli errori si può rimediare se solo lo si vuole con tutto se stessi, che basta l'amore. 
Amore non è la parola zuccherosa e inflazionata che si utilizza a random, ma è qualcosa capace di dare la vita e di toglierla. Ed un cuore fa sempre la differenza. 

“Comprendo che per chi non è avvezzo a scrutare l’invisibile, non è sempre semplice vedere. Ma non tutto quello che vedi è reale. E non tutto quello che non vedi non esiste solo perché non è possibile vederlo”


lunedì 9 settembre 2013

Doppia recensione: Shadowhunters - Città di ossa (Nageki) (LadyDraculia)


Titolo: Shadowhunters
Titolo originale: The mortal instruments
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori (Oscar bestsellers)
Pagine: 525
Prezzo: 10,50€









Carissimi, eccoci giunti alla resa dei conti! io e LadyDraculia abbiamo letto il romanzo più venduto e più discusso del momento, per poi trovarci di fronte a pareri diametralmente opposti.
Di fronte a questo risultato abbiamo pensato di regalarvi una doppia recensione, nella speranza di poter ricevere anche il vostro feedback in merito a questo ormai famosissimo romanzo. Che cosa ne pensate? vi è piaciuto? perché o perché no? mi raccomando, commentate e fateci sapere quali sono state le vostre reazioni, siamo davvero curiose! 

Ed ora sotto con le recensioni! vi ricordiamo che si tratta comunque di pareri personali che come tali devono essere considerati (e rispettati). Buona lettura!!


domenica 8 settembre 2013

Recensione: La trilogia di Fitzwilliam Darcy, gentiluomo (Pamela Aidan)

Titolo: Per orgoglio o per amore
Titolo originale: An Assembly Such As This
Editore: TEA
Pagine: 278
Prezzo: 12,00 €

Il mio voto:

"È passabile, ma non abbastanza bella per tentare un uomo par mio." Così prende avvio la storia d'amore senza tempo tra Fitzwilliam Darcy e Elizabeth Bennet in Orgoglio e pregiudizio, il capolavoro di Jane Austen amato da milioni di lettori, nel quale, tuttavia, così poco si rivela del misterioso e affascinante eroe, Mr. Darcy. Tanto poco che resta aperta la domanda: chi è Fitzwilliam Darcy? Sullo sfondo dell'epoca Regency, perfettamente ricostruita nelle coloratissime atmosfere e nelle ambientazioni storiche e politiche, Pamela Aidan tenta una risposta. Rievocando gli eventi narrati nel capolavoro di Jane Austen, restando fedele agli amatissimi personaggi, dipinge uno straordinario quadro dove racconta il passato e il presente di Mr. Darcy. In Per orgoglio o per amore, il primo episodio di una trilogia, assistiamo così all'incontro tra Darcy e Elizabeth Bennet, nell'Hertfordshire, e scopriamo che sconvolse l'esistenza del freddo e distaccato gentiluomo fin dal primo istante. Un romanzo da non perdere per tutti coloro che desiderano ritrovare i luoghi, i personaggi, i dialoghi e le emozioni già conosciuti grazie a Jane Austen, per poter sognare, ancora.



Titolo: Tra dovere e desiderio
Titolo originale: Duty and Desire
Editore: TEA
Pagine: 284
Prezzo: 12,00 €

Il mio voto: 

Orgoglio e pregiudizio, amato da milioni di lettori, rivela ben poco dei pensieri e dei sentimenti di Mr. Darcy, l'eroe misterioso e affascinante del capolavoro di Jane Austen. Ora, sullo sfondo dell'epoca Regency, perfettamente ricostruita nelle coloratissime atmosfere e nelle ambientazioni storiche e politiche, Pamela Aidan tenta di darci una risposta. Rievocando gli eventi narrati dalla Austen, crea una fitta e ricchissima storia parallela, che segue Darcy nel suo incontro con Elizabeth e nel tentativo di superare la forte attrazione che sente nei suoi confronti. Tra dovere e desiderio, il secondo episodio della trilogia, copre il periodo "silenzioso", in cui Darcy, per svago, decide di accettare l'invito a Oxford di un vecchio compagno di studi. Nell'elegante dimora dell'amico dovrà confrontarsi non soltanto con le mire delle signore della buona società inglese, desiderose di trovare marito, tra cui la misteriosa Lady Sylvanie, ma con una serie di intrighi messi in atto dai suoi presunti amici. Per tutti coloro che desiderano continuare a sognare, ancora, tra i luoghi, le situazioni e i personaggi già amati nelle pagine di Jane Austen.  



Titolo: Quello che resta
Titolo originale: These Three Remain
Editore: TEA
Pagine: 448
Prezzo: 13,00 €

Il mio voto: 

Fitzwilliam Darcy, uno dei più amati eroi romantici della letteratura di tutti i tempi, è sempre stato un enigma persino per i lettori più affezionati di Jane Austen. Ora, con il volume conclusivo della trilogia a lui dedicata, Pamela Aidan ci rivela le più minute e nascoste sfumature del tormentato animo del gentiluomo.

Sconvolto dall’inatteso rifiuto di Elizabeth alla sua proposta di matrimonio, narratoci nel secondo episodio della serie, Darcy non trova pace: i sentimenti che lo legano a lei non si sono mai assopiti e un incontro casuale con Elizabeth, in visita nel Derbyshire, gli offre un’inattesa opportunità. Nel frattempo, l’acerrimo e odiato nemico Wickham torna a farsi vivo e a tormentarlo, minacciando anche la serenità della sua amata… Sempre rispettando mirabilmente le atmosfere e lo stile della Austen, l’autrice ci regala un’occasione imperdibile per tuffarsi in quel mondo Regency che hanno imparato a conoscere, e ad amare, nelle pagine di Orgoglio e pregiudizio.



La mia opinione
Su consiglio di una collega ardente fanatica austeniana, questa mia prima estate di lavoro è stata accompagnata dalla lettura della trilogia di Pamela Aidan dedicata a Fitzwilliam Darcy, il fiero, sostenuto e tuttavia amabile protagonista di 'Orgoglio e Pregiudizio'.
La recensione che segue si occupa di tutti i volumi della trilogia e lo fa con un occhio di riguardo per i lettori che già conoscono e amano il romanzo originale a cui il lavoro della Aidan si rifà; perciò, purtroppo, ci sarà qualche 'spoiler', se così vogliamo dire, che proprio non mi è riuscito di evitare, scusate!

Chiunque conosca le vicende dello stranoto romanzo di Jane Austen (anche solo grazie a una delle innumerevoli trasposizioni cinematografiche o televisive) non può non essersi posto una domanda fondamentale: cosa dannazione passa per la testa dell'impassibile Mr. Darcy nel momento in cui, fuori di sé e quasi contro la propria volontà, finisce per dichiararsi così malamente a Elizabeth Bennett e chiederla addirittura in moglie?! Perché, ammettiamolo, niente e nessuno avrebbe potuto preparare Elizabeth a una tale inaspettata confessione; il gentiluomo non lascia trapelare praticamente nulla dell'ardore che lo muove e al lettore tutto viene suggerito tramite qualche sguardo rubato, commenti casuali su un paio di ammalianti occhi femminili e una serie di conversazioni mal riuscite.
All'annosa questione prova a rispondere la scrittrice americana Pamela Aidan, appassionata e fedele lettrice dell'opera originale che, grazie alla propria impresa, riesce a dare voce al personaggio maschile più amato di sempre dal popolo femminile di ogni dove!
Ho deciso di recensire insieme tutta la trilogia perché ritengo che i tre volumi non possano vivere separati: l'opera della Aidan si sviluppa in un crescendo di aspettative per il lettore che già conosce il lavoro austeniano e non si riesce quasi a mettere giù i libri, che personalmente ho divorato, per il desiderio di rivivere alcune delle scene più amate di 'Orgoglio e Pregiudizio'.
In 'Per orgoglio o per amore' viene rivissuto l'incontro tra Mr. Darcy ed Elizabeth a Netherfield e l'inaspettato sorgere della passione del gentiluomo per la giovane Miss Bennett. Il secondo volume, 'Tra dovere e desiderio', vede Darcy impegnato nella propria battaglia personale per allontanarsi prima dall'Hertfordshire e poi dallo spettro stesso del suo desiderio per Elizabeth, tanto da auspicare per sé di trovare una moglie durante una lunga festa nella casa di campagna di un vecchio amico a cui decide di partecipare (e in questo modo l'autrice si allontana, per quasi metà del romanzo, dalla traccia austeniana). 'Quello che resta', infine, ricostruisce tutti i momenti più salienti del rapporto fra il nostro protagonista e la sua bella, dall'imbarazzante confessione a Rosings al felice finale.
In particolare, il terzo volume è davvero ben riuscito: dopo la lunga digressione di 'Tra dovere e desiderio' è davvero un piacere tornare sui binari ben rodati dell'opera originale e la Aidan riesce a descrivere brillantemente il cambiamento che avviene nel carattere di Darcy dopo il bruciante secco rifiuto di Elizabeth.
L'autrice dedica davvero molte energie alla caratterizzazione del suo protagonista e tuttavia riesce a dare spazio anche a personaggi poco caratterizzati in 'Orgoglio e Pregiudizio' quali Georgiana e il colonnello Fitzwilliam, cugino di Darcy. Oltre a ciò, aggiunge altre figure nel tentativo di dare ulteriore spessore alla trama, non sempre purtroppo raggiungendo lo scopo.
Perché, in effetti, la trilogia di 'Fitzwilliam Darcy, gentiluomo' non è del tutto priva di difetti. Innanzitutto, ho personalmente trovato quasi esilarante il tono con cui Mr. Darcy descrive i pregi di un'Elizabeth a lui praticamente sconosciuta fin dalle prime pagine di 'Per orgoglio o per amore', anche se con il senno di poi immagino sia stata una scelta voluta dalla stessa autrice per sottolineare il diverso tipo di sentimento che si sviluppa nel suo protagonista con il procedere degli eventi (tuttavia, per quanto giustificabile, davvero da Mr. Darcy non mi sarei mai aspettata tali e tante imbarazzanti sdolcinatezze!). Secondariamente, la lunga digressione del secondo volume non aggiunge molto all'opera nell'insieme e, anzi, finisce quasi per irritare il lettore (o perlomeno, con me lo ha fatto..!).

In definitiva, comunque, mi sento di consigliare la trilogia agli appassionati del capolavoro austeniano, anche solo per togliersi lo sfizio di conoscere una delle innumerevoli versioni possibili dell'affascinante Fitzwilliam Darcy. E, perché no, farsi pure qualche risata!

mercoledì 4 settembre 2013

Intervista + Recensione Sotto un Sole Nero (Ivano Mingotti) (Lady Draculia)

Con immenso piacere oggi vi proponiamo una nuovissima intervista e un grande autore emergente:
Ivano Mingotti, classe 88,  lavora per Esselunga spa come commesso. Pubblica nel 2009 ''Storia di un boia'', con Kimerik editore. Con questo romanzo parteciperà in seguito al Moonlight Festival 2011. Nel 2010 è il turno di ''Solo gli Occhi'', sempre con Kimerik. Nel 2011, il 10 agosto, esce ''Stati Uniti d'Aspirina'', ideale sequel di Solo gli Occhi, edito da Zona Editore. Nel dicembre 2011 viene pubblicato ''Sotto un sole nero'', con Ded'a edizioni.

Ed è proprio  "Sotto un sole nero" il protagonista del nostro spazio

In un presente alternativo, un governo totalitario sembra gestire la vita dell’intera popolazione umana. I “cittadini” vivono in un regime di terrore e di ferree regole dettate dal Ductor. Apparentemente salvatore della specie, dopo il disastro ecologico, il Ductor “protegge” il popolo sotto un sole nero, nel silenzio e nell’alienazione in cui sono ridotti, sotto un regime che marcia per le strade “Per la pace. Per la quiete. Per il sangue dei nemici”. Ma un’ulteriore minaccia da parte di invasori esterni sembra minare questo equilibrio. Nove vite si intrecciano, ci raccontano e ci conducono verso un epilogo inaspettato.





Devo fare una premessa per questa bella intervista: Ivano mi ha inviato il suo romanzo del tutto gratuitamente affinchè lo leggessi e ne stilassi una recensione. Desidero di cuore ringraziare Ivano Mingotti per la simpatia, il sorriso e la cortesia con i quali ha sopportato l'annuncio del mio giudizio negativo alla sua opera. Dalle piccole cose, davvero dalle più piccole, si comprende il talento e la grandezza di una persona. Stima immensa. Grazie Ivano!


 L'intervista

Ed eccoci qui finalmente! E' la seconda occasione per "il profumo delle pagine stampate" di avere come ospite uno scrittore e non possiamo che esserne lusingate! Sono sempre esperienze bellissime che ci permettono di andare "dietro la penna" e scoprire personalità davvero magiche! Ma iniziamo immediatamente a "tormentare" Ivano Mingotti: ciao Ivano!! Benvenuto nel nostro semplice blog! Vogliamo ringraziarti fino alla nausea per la tua partecipazione e vogliamo iniziare immediatamente con una domanda buciapelo: com'è nata la tua passione per la scrittura?
In realtà non è nata, mi si è imposta. Credo che ciò venga dal fatto che mi è stato insegnato molto precocemente a scrivere, e che questo è diventato il mio mezzo preferito e prevalente di espressione. Anche se non sono affatto un introverso, o almeno, non completamente. Diciamo che riesco ad esprimere scrivendo più di quanto riesca ad esprimere dicendo. Il punto è questo.
Come ti capisco! In innumerevoli occasioni scrivere è il mezzo necessario con il quale riesco esprimermi completamente.. "Sotto un Sole Nero" è un romanzo distopico molto particolare: cosa ti ha ispirato?
In realtà non c'è stata una particolare ispirazione. I miei libri nascono così, da piccoli impulsi, scene che mi si presentano agli occhi, sensazioni, insomma, non da una voglia precisa o da un impianto preciso. Nella fattispecie Sotto un sole nero è nato da una frase di mia sorella a tavola - che non ricordo -, che ha scatenato poi un susseguirsi a catena di altri ragionamenti.
Quindi è nato spontaneamente, è una bella cosa! Se dovessi scegliere una colonna sonora per questa tua opera, quale sarebbe? 
Sceglierei The wall dei Pink Floyd. Direi che ci si abbina bene. 
Sono d'accordo! Credo che l'avrei scelta anch'io. Curiosando qua e là ci sono alcune pagine letterarie in internet che sostengono che gli autori che si autopubblicano e che pagano quindi per immettere in commercio il proprio libro non possono considerarsi scrittori e, di conseguenza,  il loro libro non è un libro, cosa ne pensi?
Sono assolutamente contrario alla pubblicazione a pagamento, da considerare però diversa dall'autopubblicazione: nell'autopubblicazione non si paga nessuno, è come andare in tipografia e stamparsi un numero di copie ad uso proprio di una cosa.
Resto comunque del pensiero che le cose siano diverse, e seguano percorsi diversi: ciò che caratterizza un libro, e ciò che caratterizza un autore, non è tanto il modo in cui viene pubblicato, ma il modo in cui viene usato, in cui è fruito. Se un autore viene letto, se un libro viene letto, e se riesce a veicolare un messaggio, un ''Dentro'' di una persona in un'altra, allora è un Libro, allora è un Autore.
Con questo quindi assimilo libri a pagamento che magari non dovrebbero 'uscire' ai libri delle grandi editrici pubblicati solo perchè 'opera' - chissà quanto poi - di grandi nomi della televisione o dello spettacolo.
 

Siamo sulla stessa onda di pensiero. Sono sempre molto curiosa di conoscere i gusti letterari degli ospiti de "il profumo delle pagine stampate", vuoi dirci cosa ami in particolare? 
In questo periodo sto adorando Kundera e Grossman. Ovviamente devo citare anche Dick, Huxley ed Orwell, ma nonostante continuino ad assimilare il mio romanzo alle opere di questi autori, devo dire che non ne sono stato influenzato, non ho colto da loro stile o messaggi. O almeno non volontariamente.
Sono comunque grandissimi della letteratura perciò devi ritenerti estremamente lusingato :D A questo proposito c'è un autore al quale vorresti somigliare o dal quale prendi spunto per le tue opere?
No, io credo che la scrittura debba essere personale, o non porta niente. Un libro è un Libro quando aggiunge al mondo qualcosa, anche se qualcosa di piccolo. Quindi per me l'imitazione non è corretta, non è un mezzo valido. Preferisco il perfezionamento personale attraverso l'esercizio e la pratica, cosa che può non solo migliorare lo stile, ma anche la persona stessa, mettendo in luce significati profondi molto spesso nascosti a sé stessi.
C'è un infinito enorme in ognuno di noi, perchè guardare al limitato che è fuori? E premetto che non è presunzione, è solo logica.  

Non la trovo assolutamente una frase presuntuosa, anzi! Sono sempre la prima a credere che in ognuno di noi esiste la forza per fare qualunque cosa, ma spesso ci si constringe a non superare "il limite". Sei una persona molto sportiva e corretta, quando ti ho annunciato che la mia recensione non sarebbe stata "da 5 stelle" mi hai risposto con un sorriso e con lo stesso entusiasmo di sempre: credi che siano più importanti i giudizi negativi  o quelli positivi (sperando sempre che siano costruttivi in entrambi i casi)? 
Credo che siano importanti i giudizi. Vuol dire che il libro è stato fruito, letto. E quando un libro è letto è un libro vivo.
Come diceva qualcuno, bene o male, è importante che se ne parli.
Ovviamente preferisco le critiche all'entusiasmo falso, ma bisogna anche dire che un libro non può piacere a tutti: se piace a tutti o ha estremamente fallito, o è il libro migliore mai esistito. Ma non credo possa mai esistere un libro del genere.
Se ci pensiamo, anche i grandi capolavori dell'umanità sono criticati, come un piccolo, insignificante romanzo può essere lodato. E tutto in piena sincerità. Basta dare un occhio su Anobii, si rimane sempre molto sorpresi.
Devo dire che Sotto un sole nero è piaciuto, è piaciuto molto, e non è piaciuto.
Ma la cosa che più mi soddisfa è che è stato letto.

Verissimo! Ritengo che ogni lettore viva un libro con le proprie emozioni, sensazioni e anche con gli occhi interiori. Ciò non significa che un romanzo sia necessariamente brutto o viceversa bellissimo, semplicemente sono punti di vista. Chi e perchè dovrebbe leggere "Sotto un sole nero"?
Penso possa rientrare nella categoria di libri per tutti, diciamo dai ragazzi in su. Penso sia molto importante insegnare alle giovani generazioni cosa voglia dire il totalitarismo, cosa voglia dire la dittatura, cosa sia la libertà.
Bisognerebbe ricordarsene costantemente, ricordarsi della storia e del passato.
E di quello che potrebbe essere ora, che potrebbe esserci ora. O forse c'è.

Pienamente d'accordo su questo, lotto sempre affinchè i giovani comprendano molte cose del nostro passato storico, che poi tanto lontano non è. E' essenziale. Ivano, sei stato una persona deliziosa e desideriamo che tu possa tornare presto a trovarci! Ti auguriamo tantissimi successi in ogni ambito della vita! Grazie per essere stato con noi e di averci regalato il tuo tempo.
Grazie a voi! E speriamo di rileggerci presto!


Il Profumo delle pagine stampate vi ricorda che potete seguire Ivano sul suo blog ufficiale QUI


La mia opinione 
In primis devo ammettere che non è assolutamente il mio genere e forse non lo avrei mai letto di mia spontanea volontà, nonostante io ami moltissimo i libri riguardanti l'olocausto e la seconda guerra mondiale (di conseguenza molto toccanti e duri), Sotto un sole nero non mi è piaciuto, ma la causa non è dovuta alla storia in sé, bensì alla sua struttura: un invasione di frasi minime: soggetto + verbo + complemento + qualche aggettivo + punto. Un continuo di anafore e asindeti esasperanti. Per un attimo ho sentito quell'irrefrenabile necessità di afferrare la matita virtuale (si tratta di  un formato elettronico) per cambiare la punteggiatura, introdurre qualcosa. Probabilmente il senso di oppressione è voluto e sicuramente è reso perfettamente da questa  scelta costruttiva. Come dico sempre: "chi sono io per giudicare lo stile di uno scrittore?" e come diceva la mia insegnante di italiano alle scuole superiori "la punteggiatura è qualcosa di personale, ognuno di noi interpreta le proprie frasi anche attraverso le virgole ed i punti e correggerli non è sempre detto che sia corretto, almeno non del tutto".

In questo romanzo distopico fin dall'inizio non c'è nulla di veramente chiaro: ci si ritrova sotto un regime totalitario di controllo dove la quotidianità è fatta di silenzio, di sguardi inquisitori, di parole non dette. Il libro pare suddiviso in brani, nel primo troviamo Lucas, un ragazzo gay costretto a nascondere le sue inclinazioni per paura d'essere ucciso. Poi tutto ad un tratto si parla di torture (perchè? Forse questi "soldati"  di regime in stile gestapo, han scoperto l'omossesualità del ragazzo? Non si sa...) dopodiché ci troviamo di fronte ad una bimba che assiste al malmenamento della madre con una freddezza  agghiacciante. Poi boh. Casa distrutta, macerie, silenzio. Nuova scena: la ragazzina viene portata via dal padre  e si marcia. Ora però c'è un nuovo personaggio a raccontare l'orrore: un soldato con il senso del dovere. 
E siamo nuovamente catapultati in una specie di parata, una manifestazione del "regime" e poi uno scenario di guerra, di punto in bianco, con descrizioni quasi crude che a me sono parse più un ricordo dei i peggiori scenari della guerra del Vietnam o quella in Afghanistan.
Ancora altri personaggi.
Ho faticato a terminare Sotto un sole nero a causa della pesantezza narrativa che mi ha portata alla noia.
Dopo la chiacchierata con Ivano devo dire che molti punti nella mia testa hanno trovato chiarezza, ma resto del mio giudizio.
Ci sono alcuni buoni spunti comunque: fa riflettere sulla crudeltà dell'uomo, sul disprezzo, sulla follia di un regime guidato da un pazzo...




sabato 24 agosto 2013

Recensione: Stupore e tremori (Amélie Nothomb)


Titolo: Stupore e tremori
Titolo originale: Stupeur et tremblements
Autore: Amélie Nothomb
Editore: Le Fenici
Pagine: 128
Prezzo: 7,65€

Il mio voto




È il racconto corrosivo e surreale di un anno di lavoro in una grande multinazionale giapponese, la Yumimoto: la giovane neoassunta Amélie, felice di aver realizzato il sogno di lavorare nel paese in cui è nata, si trova alle prese con la ferocia degli automatismi della burocrazia aziendale nipponica, dapprima incerta di fronte agli insensati soprusi dei superiori, poi sempre più disincantata, quasi irridente nel proseguire la sua impresa, che si rivela una catartica discesa agli inferi dell'umiliazione, un'esperienza di degrado assoluto vissuta con il sorriso beffardo di chi non riesce a sentire offesa la propria dignità. E tra tutti gli spettatori della sua incredibile parabola, spicca la figura flessuosa e bellissima di Fubuki...


La mia opinione

Amélie Nothomb da ragazza
Oggi mi trovo a recensire un libretto di poco più di 100 pagine che ho divorato in poche ore, un romanzo a cui avevo inizialmente attribuito quattro stelle, salvo poi cambiare idea dopo qualche giorno. Diciamocelo: un romanzo capace di ipnotizzarti fino a lettura ultimata, facendoti ridere ed al tempo stesso riflettere sulle enormi differenze culturali tra Occidente e Oriente merita il massimo dei voti. E non crediate che sia tutto,
perché la Nothomb mi ha stregata con il suo stile graffiante, sarcastico, pungente e mai lamentoso, nemmeno quando qualsiasi essere umano costretto a subire le stesse angherie a lei riservate avrebbe finito per gettare la spugna. Ecco, diciamo che nel mio giudizio si riflette anche una certa dose di stima e rispetto per una ragazza che ha saputo stringere i denti ed affrontare le peggiori umiliazioni con una determinazione di cui non tutti sono provvisti.

I fatti narrati nel libro risalgono al 1990, anno in cui l'autrice fu assunta come interprete presso una delle multinazionali più importanti del Giappone, la sua terra d'origine e luogo in cui il suo cuore aveva continuato a battere anche dopo il rientro in Europa. Già dalle prime parole della Nothomb veniamo messi a conoscenza dei rapporti gerarchici in vigore nella società giapponese:

"Il signor Haneda era il capo del signor Omochi, che era il capo del signor Saito, che era il capo della signorina Mori, che era il mio capo. E io non ero il capo di nessuno.
Si potrebbe dire diversamente. Io ero agli ordini della signorina Mori, che era agli ordini del signor Saito, e così di seguito, con la precisazione che gli ordini verso il basso potevano saltare i gradini della scala gerarchica.
Per cui, alla Yumimoto, io ero agli ordini di tutti"

Ed è a partire dal momento in cui Amélie mette piede all'interno della Yumimoto che ci si rende conto delle differenze culturali con cui dovrà fare i conti nel corso del prossimo anno. Ovviamente esiste un modo per sopravvivere ed è appunto quello di accettare le cose come stanno, sottomettendosi alla tirannia dei propri superiori, quasi calpestando la propria dignità per rivolgersi con "stupore e tremore" a coloro che occupano i gradini più alti della scala sociale. Già a partire dal Giappone imperiale era consuetudine rivolgersi all'imperatore con deferenza, mostrandosi quasi impauriti, come fossimo al cospetto di una divinità.





Il tuo superiore ti affida incarichi che sono tutto fuorché consoni all'incarico per il quale sei stata assunta? ti viene chiesto di fare, rifare e tornare a fare pacchi di fotocopie poi cestinate per futili motivi? sei costretta a trascorrere intere mattinate senza muovere un dito perché nessuno sembra curarsi della tua presenza? o ancora peggio, vieni derisa perché straniera, tanto da farti dare della minorata mentale? calma e sangue freddo, non sei il capo di nessuno, china il capo di fronte al tuo superiore perché mettere in dubbio la sua parola è fuori discussione.

La locandina del film
Ad avermi fatta riflettere non è stato solo il palese mobbing di cui è stata vittima la Nothomb, ma anche il razzismo che sembra portare i giapponesi a considerarsi un popolo a parte. Una bianca non può dimostrare di saper parlare il giapponese, pena il disagio del personale dell'ufficio che alla fine impone all'autrice di disimparare la lingua. Spesso e volentieri gli occidentali vengono definiti esseri dotati di un'intelligenza inferiore, poco propensi a prendere seriamente il lavoro ed addirittura sporchi. Si, perché gli impiegati della Yumimoto si mostrano scandalizzati di fronte ad uno straniero colpevole di sudare, tanto da criticarlo perché con la sua presenza rende irrespirabile l'atmosfera.

Ora, io non sono mai stata in Giappone (sebbene il paese mi affascini ed una visita rientra nei miei sogni ormai da anni), non ho amici giapponesi che possano confermare o smentire quanto riportato all'interno del libro ma i fatti narrati non mi sembrano frutto di qualche licenza poetica dell'autrice. Basta soffermarsi a pensare all'Italia, soltanto il mese scorso un politico ha paragonato l'attuale ministro dell'integrazione ad un orango, il che è tutto dire. Non parliamo poi dell'ormai consolidata consuetudine di rivolgersi agli stranieri senza utilizzare forme di cortesia quali il lei, non so voi ma a me capita di notarlo piuttosto spesso e la cosa mi indispettisce non poco. Vi dirò di più. Per qualche tempo ho lavorato presso una nota agenzia interinale e gli addetti mi avevano insegnato a fare un distinguo tra i curriculum degli italiani e quelli degli stranieri, poco importa se questi ultimi sapessero parlare anche quattro lingue e si presentassero anche meglio di tanti nostri connazionali.

Passiamo infine alle critiche, perché sia io che Fiefiefifi ci siamo poste un paio di domande. Innanzitutto siamo rimaste basite di fronte alle scarse capacità della Nothomb nello svolgere compiti davvero semplici. Mi sono chiesta se non lo facesse apposta, perché eseguire qualche conto con la calcolatrice riesce anche alla sottoscritta, sebbene i miei voti in matematica non siano mai e dico mai arrivati alla sufficienza (anzi, molto
Una scena tratta dal film
spesso si sono impantanati a livelli che preferisco non esporre per non farmi ridere dietro). Vogliamo parlare del dover ricopiare delle cifre? la stessa Fubuki, capo dell'autrice presso la Yumimoto, ha definito il compito come adatto alle scarse capacità intellettive della Nothomb. Eppure anche in questo caso la nostra autrice è riuscita a dar vita a disastri che hanno richiesto intere giornate di lavoro per rivedere calcoli e correggere registri contabili. Insomma, più volte mi sono domandata se stesse davvero cercando di sabotare l'azienda, se fosse più impedita della sottoscritta a contatto con i numeri (e credetemi, ce ne vuole!) o se queste parti siano state romanzate ed esasperate al fine di divertire il lettore. Del resto lo stesso denudarsi, fare la verticale e dormire tra i rifiuti ha fatto suonare qualche campanello d'allarme.

Messi da parte questi miei pensieri, mi sento di consigliarvi questo breve romanzo, soprattutto se come me avete una passione per il paese del sol levante. Ripeto, si tratta di poche pagine scritte in modo frizzante e scorrevole, non una denuncia lamentosa ma piuttosto una presa di coscienza delle differenze culturali esistenti tra Oriente e Occidente.

Vi ricordo inoltre che da questo romanzo è stato tratto un film che potete trovare in francese e giapponese con sottotitoli in italiano. Non resterete delusi in quanto il regista si è manteuto morbosamente fedele al libro.

Potete acquistare "Stupore e tremori" su Amazon in formato cartaceo oppure e-book.


domenica 11 agosto 2013

Recensione: Giocando col Fuoco (Sadie Matthews) (Lady Draculia)

Santo cielo in cosa mi sono imbattuta! Uno dei libri più brutti (dopo le 50 sfumature di...) che mi siano capitati tra le mani! Grazie al cielo in ebook gratuito, altrimenti non lo avrei MAI e poi MAI acquistato visto che non è nemmeno il mio genere. Mi è stato chiesta un'opinione e a quello mi atterrò...ahimè...parliamo di:

Titolo: Giocando col Fuoco
Titolo Originale: Fire After Dark
Autore: Sadie Matthews
Editore: Nord
Serie: After Dark #1
Pagine: 352
Prezzo: 12,67€


Il mio voto:




Elizabeth vuole solo scappare: dalla cittadina in cui è nata e cresciuta; dalle persone che la circondano; da chi le ha giurato fedeltà eterna e poi le ha spezzato il cuore. Così accetta di slancio l’invito della zia che le offre di trasferirsi per qualche tempo nel suo lussuoso appartamento di Londra. E di slancio finisce tra le braccia di Dominic, il ricco e affascinante vicino di casa, con cui passa una notte di travolgente passione. Ma Dominic deve alimentare un fuoco ben diverso da quello dell’amore: nel suo animo, divampa un’ossessione per il controllo, per le pratiche sessuali estreme, per gli impulsi più inconfessabili. E forse Elizabeth è troppo innocente per affidarsi a quell’uomo così tormentato… Sarà capace di superare ogni inibizione pur di restare con lui? Sarà disposta a infrangere il tabù del piacere unito al dolore? Sarà in grado di dar sfogo a quella parte di sé di cui non sospettava nemmeno l’esistenza? Giocando col fuoco ci si può bruciare. Oppure si può diventare un’unica, ardente fiamma di passione…



                                                                      La mia opinione
                                                                                                                                                                                             Credetemi, lo sforzo che faccio per recensire "Giocando col Fuoco" è immane!
Sembra di rileggere il pattume della James seppur l'autrice in questo caso ha saputo non essere volgare e mantenere uno stile di scrittura scorrevole ed un pochino più corretto. La protagonista, Beth, è imbranata quanto basta e lui, Dominic, bello, pieno di soldi e con una passione particolare: si appaga solamente fustigando la compagna.

Wow.

Ora fatemi capire se è il gusto della trasgressione che vi spinge ad amare questo genere di racconti o se siete amanti delle pratiche BDSM. Nel primo caso avete dei seri problemi, nel secondo...ognuno ha i propri gusti, ma per conto mio avete dei problemi ugualmente.

Avanzerete certamente l'obiezione che ogni pratica violenta viene comunque eseguita consensualmente, va bene.... ma io davvero non ci trovo nulla di eccitante. Non sono le manette o gli occhi bendati che vado a sindacare (queste sono cose stuzzicanti e piuttosto sensuali), ma è l'impugnare un gatto a nove code, una cinghia, un frustino.... è terrificante. Il rapporto dominatore/sottomessa mi irrita non poco.

Cito due pezzi che mi hanno fatta decisamente rabbrividire:

        “ … ha usato sette strumenti diversi, cominciando piano, con un frustino morbido, di crine, per arrivare fino al gatto a nove code … solo che il suo ne aveva venti. A quel punto, lei era quasi a pezzi. È stato strabiliante.

        “ … Perché, quando ho visto quella donna che veniva fustigata, ho capito con assoluta certezza che non volevo farmi incatenare alla croce, non volevo essere legato e imbavagliato, sotto i morsi dei vari strumenti. Volevo essere l’uomo che brandiva la frusta. Non sognavo di subire la punizione. Volevo infliggerla.

Dominic è proprio un uomo da sposare, no? *seguono serie di insulti coloriti e frustino con punte di ferro impugnato* (dovrei fare la dominatrice, non c'è dubbio)

Ho dato due stelline a questo obrobrio per la capacita di Sadie Matthews di rendere "quelle scene" crude e realistiche.

Da dimenticare.

lunedì 17 giugno 2013

Recensione: Il Principe Vampiro, Attrazione Fatale (Christine Feehan) (Lady Draculia)

Titolo: Il Principe Vampiro, Attrazione Fatale
Titolo originale:  Dark Prince
Serie: The Dark Series 
Autore:  Christine Feehan
Casa editrice: Newton Compton
Pagine: 414
Prezzo: 9,90€

Il mio voto:


Mikhail Dubrinsky è un principe carpaziano e ha vissuto a lungo nelle tenebre, desideroso di sangue. Per riuscire a domare l'istinto che lo trasformerebbe in un crudele vampiro, deve trovare la sua metà, una compagna che illumini il buio in cui vive e lo aiuti a perpetuare la sua specie. Raven Whitney è la donna che aspetta: dolce, forte, incredibilmente sexy e sensitiva. Quando si incontrano, Mikhail capisce che deve possederla e trasformarla in una carpaziana, per vivere felici in eterno. Ma intanto un gruppo di fanatici cacciatori di vampiri vuole far strage di tutte le creature non umane e un vampiro traditore, che uccide i mortali e minaccia i suoi simili, è tornato all'attacco. Mikhail deve difendere i suoi sudditi e proteggere la sua anima gemella da oscure forze di cui lei non sospetta neanche lontanamente l'esistenza..


La mia opinione

Fermi tutti! A me qualcosa non torna...
Allora, ci sono questi Carpaziani splendidi, perfetti amanti in tutto e per tutto, alteri e potenti in grado di fare qualunque cosa e, seppur vampiri, non ammazzano nessuno per il gusto di farlo, ma solo "i cattivi" e c'è questa Raven che si comporta come una cretina? Mmmmm...
Il principe Vampiro Attrazione Fatale è il primo di una saga di VENTIDUE volumi (erroneamente tradotto in italiano come "il principe vampiro", ma che in realtà sarebbe "il principe oscuro" o comunque "The dark series/The Carpathian series) e per nostra fortuna ogni libro sembra potersi considerare autoconclusivo (gioia gaudio e tripudio!), nonostante sia scritto molto bene, piuttosto scorrevole e i vampiri sono rappresentati come nella migliore tradizione Rice/Stoker (belli, lussuriosi, forti e intelligenti) ha millemilla difetti:
1- la protagonista, Raven, è una deficiente
2- sempre la protagonista non fa altro che, dalla prima all'ultima pagina, annoiarci con le sue elucubrazioni su "oddio sono innamorata, ma non voglio", "io sono libera ed indipendente", "faccio quello che voglio ma ti amo", "non vivo senza te, ma non posso essere come te" e bla bla bla...
3- a parte la primissima parte e quel poco di trama avventurosa che c'è, il resto è un copia incolla: ripetitivissimo. Stesse frasi (girate e rigirate), stesse scene erotiche (ovviamente dopo un po' il concetto dell'unione è sempre quello: cambiano i posti e le posizioni, ma siam sempre lì XD quindi se la Feehan avesse evitato di dirci tutte le sante volte come ricadevano i capelli di lei e di come era il suo corpo, probabilmente sarebbe apparso più piacevole).
4- Ma possibile che Raven sia così cretina da non essere deliziata e FELICE di quello che ha trovato ora in Mikhail Dubrinsky? No dico, stiamo scherzando? Lo voglio un Carpaziano!! U_U
Sarei una perfetta vampira, non v'è alcun dubbio, in pratica Mikhail è la mia versione maschile XD




Recensione: Il Circo Della Notte (Erin Morgenstern) (Lady Draculia)


Titolo: Il Circo della Notte
Titolo originale:  The Night Circus
Autore:  Erin Morgenstern
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 460


Il mio voto:


Appare così, senza preavviso. La notizia si diffonde in un lampo, e una folla impaziente già si assiepa davanti ai cancelli, sotto l'insegna in bianco e nero che dice: "Le Cirque des Rèves. Apre al crepuscolo, chiude all'aurora". È il circo dei sogni, il luogo dove realtà e illusione si fondono e l'umana fantasia dispiega l'infinito ventaglio delle sue possibilità. Un esercito di appassionati lo insegue dovunque per ammirare le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l'albero dei desideri, il giardino di ghiaccio,.. Ma dietro le quinte di questo spettacolo senza precedenti, due misteriosi rivali ingaggiano la loro partita finale, una magica sfida tra due giovani allievi scelti e addestrati all'unico scopo di dimostrare una volta per tutte l'inferiorità dell'avversario. Contro ogni attesa e contro ogni regola, i due giovani si scoprono attratti l'uno dall'altra: l'amore di Marco e Celia è una corrente elettrica che minaccia di travolgere persino il destino, e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza


La mia opinione

Lo amo. Amo questo libro, amo lo stile dell'autrice e vorrei tanto averlo scritto io. In quest'epoca post vittoriana, tra la fine dell'800 e i primissimi anni del '900 la storia si svolge lenta e inesorabile. Ogni azione dei protagonisti avrà ripercussioni sul futuro di tutti, una sfida fino alla morte di una rivalità antica che l'amore potrà ribaltare, mutando le sorti in modo del tutto imprevedibile.

Benvenuti al Cirque des Rêves, cari rêveurs, il cancello apre al Crepuscolo e chiude all'Aurora e quel che è reale in realtà è illusione e ciò che vi sembra illusione è realtà, poichè non c'è niente di impossibile. Attenzione però a voi che non credete, voi che ridete e non ascoltate, voi che non fate attenzione, le Bateleur vi condurra nel mondo dell'onirico, tra tendoni in bianco e nero dove lo spettacolo esige che voi crediate a ciò che vedete. Ed il tempo scandito dal Wunschtraum sembrerà volare via come polvere.
Celia e Marco, così misteriosi eppure così vivi e passionali; Poppet e Widget, il futuro ed il passato; personaggi incantevoli che si incastrano alla perfezione tra loro perchè pezzi perfetti di un puzzle dalle sfumature contrastanti.
Indimenticabile.
Non è una storia banale, non è come nessun altra lettura che possiate immaginare. E' inspiegabile perchè le parole non basterebbero.
Il circo arriva inaspettato, e non lo si dimentica più.


martedì 4 giugno 2013

Recensione: Il Diario di Isabel (Isabel C. Alley) (Lady Draculia)

Titolo: Il Diario di Isabel
Autore: Isabel C. Alley
Edizione: Youcanprint
Pagine: 442
Prezzo: € 16,80

Il mio voto:
 




Un ragazzo può vestire tante maschere, nel corso del tempo. Può mostrarsi come uno studente universitario, di cui poco conosci e di cui nulla vuoi approfondire. Può diventare un vicino di casa enigmatico, a tratti oscuro nelle attenzioni che rivolge all'improvviso nei tuoi confronti. Ma poi la maschera cade e il ragazzo si rivela essere uno spietato aguzzino, a cui poco importa del mondo se non del proprio personale divertimento.
Quando lo vedevo tra i suoi amici, lontano anni luce dal mio interesse, non avrei mai potuto immaginare la verità su Andrea. L'ho compresa solo quando lui si è presentato davanti a me con il suo modo spietato, assetato del mio sangue e della mia ingenua passione.
Mi sono lasciata sottomettere, nella speranza che il destino avesse pietà di me. Ma Andrea, quel demone vestito di perfezione, ha fatto della mia vita un giocattolo per il suo piacere. Ha compiuto atti imperdonabili e mi ha fatto aprire gli occhi su un mondo notturno di magia e orrore, di vampiri lussuriosi ed egoisti.
Potevo abbandonarmi alla disperazione, ma ho scelto di reagire. Ora esigo vendetta. Voglio riscattare la mia libertà, voglio riprendermi il cuore e la vita che Andrea mi ha rubato, distrutto e gettato al vento.
Questa è la storia di una cacciatrice.
Questa è la storia di Isabel Cariani.


La mia opinione
Finalmente recensisco questo libro. Devo dire che ho lasciato trascorrere un po' di tempo dalla fine della lettura per un motivo semplicissimo: non sapevo cosa dire. E' difficile da spiegare, ma cercherò di non essere criptica: non so se mi è piaciuto. La sostanza è questa.


Ho amato moltissimo le prime due pagine, scritte splendidamente che mi hanno decisamente intrigata solo che... proseguendo la lettura sono rimasta un po' "delusa". Mi aspettavo una storia differente, invece mi ritrovo con la solita protagonista caccia-ammazza vampiri, per giunta antipatica. O almeno io la percepisco tale. Per un po' mi sono bloccata nella lettura: quando  mi sono imbattuta nella "società segreta anti vampiro" mi sono cadute le braccia, letteralmente. Così ho abbandonato il libro. Poi con un po' di forza di volontà ho ripreso da dove mi ero fermata nella speranza di sbagliarmi, ma TA-DAN! Trama stereotipata. Per carità, è vero che oggi è difficilissimo non trovare similitudini qua e là, ma avrei gradito un pizzico di originalità in più.
A dirla tutta nemmeno l'erotismo del Diario di Isabel mi ha "conquistata": ho trovato quasi irritanti alcune scene (ma se non fosse stato per il climax hot penso avrei lanciato il libro dalla finestra XD del resto Vampiri + Lussuria sono da sempre complementari).

Non sono una campionessa di scrittura perciò giudicare lo stile dell'autrice un po' mi mette a disagio, ma sicuramente non posso affermare che sia privo di difetti. Forse un adolescente potrebbe sicuramente apprezzarlo più di me, non c'è dubbio.
Mi aspettavo molto di più dopo aver letto le ottime opinioni sparse per il web, ma questa è l'ennesima riprova che l'essere umano ha delle percezioni completamente diverse l'uno dall'altro.


mercoledì 29 maggio 2013

Recensione: Ritratto di donna in Cremisi (Simona Ahrnstedt) (Lady Draculia)

Titolo: Rirtratto di donna in cremisi
Titolo originale:  Överenskommelser
Autore:  Simona Ahrnstedt
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 432
Prezzo: 16,92€


     Il mio voto


Stoccolma, 1880. È una sera di dicembre e la città è come incantata sotto una coltre di neve bianchissima. Nel foyer luccicante del Teatro dell'Opera, gremito di dame in abiti eleganti e gentiluomini dell'alta società, tra il profumo delle ciprie e l'aroma dei sigari, un uomo e una donna si incontrano. Lei è Beatrice Löwenström, dai meravigliosi capelli rosso fuoco e il viso spruzzato di lentiggini, una ragazza volitiva e ribelle che mal sopporta le rigide convenzioni borghesi degli zii con cui vive. Lui è Seth Hammerstaal, lo scapolo più discusso della capitale, con un debole per le donne belle e per le regole da infrangere. Un incontro fuggevole, eppure destinato a cambiare per sempre due vite. Perché quella sera nasce la più travolgente passione che la fredda Stoccolma abbia conosciuto: da allora le strade di Seth e Beatrice si incrociano più volte, per caso, nelle mille occasioni mondane dei salotti bene della città. Seth è incantato dall'intelligenza di Beatrice, una donna che non assomiglia a nessun'altra, e Beatrice spaventata e insieme sedotta da quest'uomo affascinante e inaffidabile, che non ha mai vissuto secondo gli schemi. Lungo le vie scivolose per la brina, dinanzi alla baia ghiacciata scintillante di luci, tra convegni notturni e passeggiate in carrozza, si consuma così un amore segreto, e per questo ancor più bruciante. Ma su Beatrice sono già stati fatti progetti e conclusi accordi che non includono né la libertà, né la felicità e tantomeno Seth..


La mia Opinione
 
"È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie."
 Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio


Questo romanzo d'amore storico si apre con questa citazione, più che appropriata all'intero contesto. Siamo nella Svezia del 1800, ma in realtà potremo essere ovunque: la descrizione dell'ambientazione è scarna (in un passaggio mi a ricordato persino una delle scena iniziali di" Anna Karenina" sulla pista di pattinaggio dove Stiva incontra Kitty),  ma in compenso i tratti caratteriali dei personaggi sono approfonditi e ci danno un quadro perfetto delle personalità di ciascuno.

Ritratto di Donna in Cremisi mi ha fatta terribilmente arrabbiare e innervosire fino alla fine: i continui malintesi ed incomprensioni sono il sale della storia e dalla tiepida indifferenza iniziale, mi sono ritrovata a divorarne le pagine, per poter saziare la mia curiosità, sebbene in più di un'occasione io sia stata lì lì per abbandonarne la lettura dal rodimento di fegato XD
Abilmente scritto, il linguaggio dei personaggi è perfetto e verosimile e anche lo spaccato di una società ottocentesca che ne esce è accurato. 
I capitoli non sono mai del tutto scontati e credo che il talento di  Simona Ahrnstedt stia proprio in questo: ha saputo creare una travagliata storia d'amore senza cadere nel romanzetto  nauseabondo dei terribili Harmony (perdonate, ma io davvero non sopporto i suddetti XD).
Nel corso della storia vi sono descrizioni erotiche elegantissime (come si chiamava la tipa che ha scritto "50 sfumatire di..."? Perchè avrebbe molto da imparare e sopprattutto avrebbe di che vergognarsi: un romanzo può essere passionale ed erotico in modo superbo a differenza di quello che è uscito dalla penna di E.L.James), questo fa discostare l'autrice da zia Jane Austen, ma comprendo il perchè le sia stata accostata.

In definitiva mi è piaciuto il libro? Sì. Lo rileggerei? No. Lo consiglio? Solo per chi vuole immergersi in una storia tormentata, che farà infuriare e al contempo sognare.




Recensione: Amori impossibili e fragole con panna (Cynthia Ellingsen) (SteHale)

Titolo: Amori impossibili e fragole con panna
Titolo originale: The whole package
Autore: Cynthia Ellingsen
Casa editrice: Newton Compton
Pagine: 448
Prezzo: 8,42€ (per la versione rilegata), 2,99 € (ebook) su amazon

      Il mio voto:




Doris, Cheryl e Jackie sono amiche fin dai tempi del liceo, quando erano le ragazze più ambite della scuola. Ora, alla soglia dei quaranta, i loro sogni sono in frantumi: la dolce e timida Doris ha scoperto che suo marito la tradisce, Cheryl, spregiudicata donna in carriera, è stata appena licenziata, e Jackie è finita in miseria dopo aver dissipato in shopping e serate mondane l’eredità del defunto marito. Ma proprio quando tutto sembra perduto, da una folle serata a base di alcool e risate in un club di striptease nasce una grande idea: aprire il Sex & Fashion Restaurant, un ristorante dedicato alle donne, che potranno gustare piatti deliziosi serviti da camerieri molto sexy, molto gentili, e soprattutto… molto svestiti! Riusciranno Doris, Cheryl e Jackie a far decollare il loro business? Unire amicizia e lavoro può essere pericoloso. Così come aprire un locale piuttosto audace in una cittadina bigotta. Ma presto le tre amiche scopriranno che, correndo qualche rischio, il successo prima o poi arriva. E forse, chissà, anche l’amore…


                                            La mia opinione

Mi capita spesso di lasciarmi tentare dalle brochure pubblicitarie dei libri della Newton Compton, quelle in cui mettono la copertina ed il primo capitolo del romanzo. Anche questa volta ci sono cascata ed ho deciso di concedermi una lettura frivola, prima delle letture più impegnative che ho in programma per l'estate.
Cosa dire di questo libro?
Innanzi tutto io partirei dal titolo che, fino all'ultima pagina, mi sono chiesta cosa avesse a che fare con il libro. Ok per la parte degli amori impossibili che, tirandola per la cuffia, potrebbe anche trovare qualche riferimento nel testo. Ma le fragole con panna?! Nel libro non vengono nominate nemmeno una volta!
Molto meglio, come al solito, il titolo originale con il doppio senso "The Whole Package" (che tradotto diventerebbe tipo: l'intero pacchetto) che rende molto meglio l'idea del contenuto del libro.
Veniamo ora alla storia; cercherò di non essere troppo cattiva. L'idea di base è quella di tre donne sulla quarantina che, per un motivo o per l'altro, si ritrovano single e senza scopo nella vita. Dopo una serata in uno strip club maschile decidono di fare una follia: aprire un ristorante con camerieri in abiti succinti, rivolto ad una clientela prettamente femminile.
Tra mariti in crisi di mezza età, tiepidi spasimanti e tanti bei giovanotti (la maggior parte dei quali, sappiatelo in partenza, si rivela essere non esattamente etero) le tre amiche litigano, si riappacificano, litigano ancora e così via, per la maggior parte del libro.
La trama è poco consistente, non mi ha mai conquistata.
Anche i personaggi, li ho trovati poco credibili e molto stereotipati: la casalinga, la donna in carriera e la ricca (o presunta tale) vedova.
Come avrete capito, il libro non mi è esattamente piaciuto.
Unico aspetto positivo è che è un testo senza troppe pretese che si legge tranquillamente in un pomeriggio. Poteva avere tranquillamente due stelline abbondanti, ma il titolo totalmente sbagliato mi ha costretta a toglierne una in più, per protesta!



giovedì 23 maggio 2013

Recensione: Shades of London #1 Jack lo squartatore è tornato (Maureen Johnson) (Lady Draculia)

Titolo: Shades: Jack lo Squartatore è tornato
Autore: Maureen Johnson
Serie: Shades
Casa editrice: Chrysalide
Pagine: 396
Prezzo: 12,80€


Il mio voto:
 







Rory è appena arrivata a Londra dall’America per cominciare una nuova vita in una nuova scuola. Ma proprio il giorno del suo arrivo, un brutale omicidio sconvolge la città, tanto più spaventoso perché riconosciuto come l’imitazione del primo assassinio di Jack lo Squartatore, il serial Killer che nel 1888 conquistò con la sua efferatezza le cronache di tutto il mondo. La polizia è senza indizi e senza testimoni, ma ancora per poco: sarà proprio Rory a notare un uomo misterioso sul luogo del secondo, feroce delitto. Ma perché la sua amica, che era a fianco a lei, non ha visto nulla? Se è un fantasma quello che Rory ha visto, certo non è meno pericoloso di un omicida in carne e ossa: però richiede l’intervento di un corpo segreto di polizia, una squadra che aiuterà Rory a scoprire poteri che finora non sospettava di avere.


                                                                     La mia opinione

Well... Mi sono avvicinata a questo romanzo attirata dal titolo, lo ammetto. "Shades of London" ha un fascino innegabile e accostato al nome di Jack lo Squartatore diventa un'apoteosi di mistero e intrigo. E tutto si ferma lì XD
A parte gli scherzi, nel corso della lettura, per un bel po'  non succede nulla o quasi.  Poi si comincia a delineare il mistero di un assassino che prende il nome del famigerato incubo dell'Inghilterra del tardo '800, emulandone gli omicidi persino nei luoghi e nelle ore. E dopo?
Mmmm... l'idea di fondo è originale,  ma si perde in un'accumulo di stupidità e di demenza della protagonista: Aurora è insulsa, scialba e noiosa. 
Di solito quando un romanzo mi appassiona, lo leggo voracemente e velocemente, in questo caso invece ho avuto un blocco: al 73% mi sono fermata lasciando trascorrere quasi 13 giorni dalla ripresa... un finale "PUF". Letteralmente. Temo che l'autrice abbia perso una grande occasione. Non dico che sia scritto male o che vada del tutto cestinato, ma è stata una colossale astuzia utilizzare un riferimento storico di tale portata per creare aspettativa anche se verrà delusa e stroncata in breve tempo.  
Ho apprezzato l'accostamento paranormal della vicenda, ma mi ha fatto ridere a crepapelle la banalità del "friggere" i fantasmi con un cellulare, anzi, scusate, con il Terminus
Meglio un VERO thriller storico, credetemi. E se vi fidate di me, vi consiglio di passare oltre: ci sono un mucchio di altre bellissime storie e saghe che valgono il vostro tempo; se poi non avete nulla di meglio tra le mani allora ok, cimentatevi pure nella lettura di Shades of London, ma non dite che non vi avevo avvisati :P



lunedì 20 maggio 2013

Recensione: Miele (Ian McEwan) (SteHale)

Titolo: Miele
Titolo originale: Sweet Tooth
Autore: Ian McEwan
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 351
Prezzo: 17,00€ (per la versione rilegata) su amazon

Il mio voto:



Siamo nei primi anni 70. L'Inghilterra è in pieno fermento da guerra fredda. Serena Frome inizia a lavorare per l'MI5, un ramo dei servizi segreti britannici. Laureata a Cambridge in matematica, Serena ama la letteratura più dei numeri e le viene quindi affidato un compito inerente a questa sua passione. Sotto copertura, dovrà esaminare un giovane scrittore e capire se possa essere manipolato per scrivere racconti e romanzi apertamente contro il regime comunista sovietico.
Tutto si complica quando tra i due inizia a nascere un sentimento che porterà Serena a dover scegliere tra l'amore e la sua missione.


La mia opinione

Miele è il primo libro di McEwan che leggo. Sono stata spinta dalla curiosità per questo autore dopo aver visto il film Espiazione, tratto da un romanzo di McEwan.
Benchè la trama di Miele non mi invogliasse più di tanto, ho deciso di dargli comunque una possibilità.
Sin dalle prime pagine il libro mi ha letteralmente conquistata. La protagonista scrive e parla di se in prima persona, presentandosi al lettore con semplicità ed onestà.
E' stato facile immedesimarsi con certi suoi tratti caratteriali e con il suo particolare metodo di approccio alla lettura.


McEwan è un signor scrittore, il suo stile è fluido ed accattivante che non ha nulla da invidiare a certi suoi "colleghi" molto più famosi ed osannati di lui da pubblico e critica.
Non voglio dirvi troppo sulla trama perchè potrei trarvi in inganno. Il tema principale della storia è il lavoro di Serena presso l'MI5, ed in certe parti del romanzo ho trovato un essessivo fervore politico che mi ha spinta, proprio come usa fare lei stessa, a girare velocemente pagina dopo aver dato una rapida scorsa alle parole. Non lasciatevi scoraggiare se vi sembrerà che ad un certo punto la lettura diventi pesante, si tratta soltanto di poche pagine facilmente superabili.
Sul finale, proprio quando pensavo che il libro mi avrebbe delusa, nonostante un avvio entusiasmante, ho dovuto ricredermi ed inchinarmi al genio letterario dell'autore.

Ho ormai terminato la lettura da qualche giorno, eppure ancora sorrido nel ripensare alle ultime pagine del libro che hanno saputo stupirmi come pochi romanzi sono stati in grado di fare.

Consiglio assolutamente questo romanzo agli amanti di ogni genere letterario, non ve ne pentirete.