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mercoledì 29 maggio 2013

Recensione: Ritratto di donna in Cremisi (Simona Ahrnstedt) (Lady Draculia)

Titolo: Rirtratto di donna in cremisi
Titolo originale:  Överenskommelser
Autore:  Simona Ahrnstedt
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 432
Prezzo: 16,92€


     Il mio voto


Stoccolma, 1880. È una sera di dicembre e la città è come incantata sotto una coltre di neve bianchissima. Nel foyer luccicante del Teatro dell'Opera, gremito di dame in abiti eleganti e gentiluomini dell'alta società, tra il profumo delle ciprie e l'aroma dei sigari, un uomo e una donna si incontrano. Lei è Beatrice Löwenström, dai meravigliosi capelli rosso fuoco e il viso spruzzato di lentiggini, una ragazza volitiva e ribelle che mal sopporta le rigide convenzioni borghesi degli zii con cui vive. Lui è Seth Hammerstaal, lo scapolo più discusso della capitale, con un debole per le donne belle e per le regole da infrangere. Un incontro fuggevole, eppure destinato a cambiare per sempre due vite. Perché quella sera nasce la più travolgente passione che la fredda Stoccolma abbia conosciuto: da allora le strade di Seth e Beatrice si incrociano più volte, per caso, nelle mille occasioni mondane dei salotti bene della città. Seth è incantato dall'intelligenza di Beatrice, una donna che non assomiglia a nessun'altra, e Beatrice spaventata e insieme sedotta da quest'uomo affascinante e inaffidabile, che non ha mai vissuto secondo gli schemi. Lungo le vie scivolose per la brina, dinanzi alla baia ghiacciata scintillante di luci, tra convegni notturni e passeggiate in carrozza, si consuma così un amore segreto, e per questo ancor più bruciante. Ma su Beatrice sono già stati fatti progetti e conclusi accordi che non includono né la libertà, né la felicità e tantomeno Seth..


La mia Opinione
 
"È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie."
 Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio


Questo romanzo d'amore storico si apre con questa citazione, più che appropriata all'intero contesto. Siamo nella Svezia del 1800, ma in realtà potremo essere ovunque: la descrizione dell'ambientazione è scarna (in un passaggio mi a ricordato persino una delle scena iniziali di" Anna Karenina" sulla pista di pattinaggio dove Stiva incontra Kitty),  ma in compenso i tratti caratteriali dei personaggi sono approfonditi e ci danno un quadro perfetto delle personalità di ciascuno.

Ritratto di Donna in Cremisi mi ha fatta terribilmente arrabbiare e innervosire fino alla fine: i continui malintesi ed incomprensioni sono il sale della storia e dalla tiepida indifferenza iniziale, mi sono ritrovata a divorarne le pagine, per poter saziare la mia curiosità, sebbene in più di un'occasione io sia stata lì lì per abbandonarne la lettura dal rodimento di fegato XD
Abilmente scritto, il linguaggio dei personaggi è perfetto e verosimile e anche lo spaccato di una società ottocentesca che ne esce è accurato. 
I capitoli non sono mai del tutto scontati e credo che il talento di  Simona Ahrnstedt stia proprio in questo: ha saputo creare una travagliata storia d'amore senza cadere nel romanzetto  nauseabondo dei terribili Harmony (perdonate, ma io davvero non sopporto i suddetti XD).
Nel corso della storia vi sono descrizioni erotiche elegantissime (come si chiamava la tipa che ha scritto "50 sfumatire di..."? Perchè avrebbe molto da imparare e sopprattutto avrebbe di che vergognarsi: un romanzo può essere passionale ed erotico in modo superbo a differenza di quello che è uscito dalla penna di E.L.James), questo fa discostare l'autrice da zia Jane Austen, ma comprendo il perchè le sia stata accostata.

In definitiva mi è piaciuto il libro? Sì. Lo rileggerei? No. Lo consiglio? Solo per chi vuole immergersi in una storia tormentata, che farà infuriare e al contempo sognare.




lunedì 20 maggio 2013

In My Mailbox (Lady Draculia)

*-* sono su di giri! Oggi ho scovato un libro straordinario grazie alla svendita Fnac per cambio di società! Chi ha letto la mia biografia nella sezione "staff" sa bene che sono una Kindle reader dipendente e che per questioni di spazio, di soldi e anche di coerenza ecologica in nome del "salviamo gli alberi", sono passata agli ebooks senza alcun rimpianto, ma non ho potuto resistere dall'acquistare "La Saggezza della Contea" di Noble Smith
La contea, un posto incantato in cui la vita scorre serena secondo il ritmo della natura. Il Paese degli Hobbit, le creature più buone e felici inventate dalla fantasia di Tolkien. Uomini piccoli dal cuore grande, che hanno molto da insegnare a ognuno di noi. Prendendo spunto da "II Signore degli anelli" e "Lo Hobbit" (da cui è tratto il nuovo kolossal di Peter Jackson), Noble Smith ci spiega come anche le persone più piccole possono valere più di un Cavaliere di Rohan. Esplora temi cari a un Mezzuomo, come la gioia di chiudere una giornata con una birra fra amici, il valore di condividere il cibo, il gusto dell'amicizia pura e disinteressata, fino ad arrivare a temi profondi e universali: il coraggio, l'armonia con la natura e la lotta del bene contro il male. Come possono piaceri semplici quali il giardinaggio, lunghe camminate a piedi nudi e deliziosi pranzi in compagnia renderci molto più felici? Perché è tanto rivoluzionaria l'idea di invitare gli amici per il proprio compleanno e offrire loro regali anziché riceverne? E come possiamo "portare il peso del nostro anello del potere" senza esserne divorati? "La saggezza della contea" risponde a queste e a molte altre domande essenziali per la vita di ognuno; ci invita a sedere con gli Hobbit davanti a una birra, per rubare un briciolo di quella sapienza elementare ed eterna che ci può far vivere felici e sereni.

Su Amazon lo potete trovare QUI scontato del 15%, quindi a poco più di 12€. Ci sono riferimenti alle opere del sommo Tolkien, curiosità, puntualizzazioni e riflessioni a cuore aperto.

A me, tolkeniana D.O.C.G., questo piccolo tesoro non può che regalare un ritratto interiore. Io, hobbit-elfa-vampira-nana-strega mi ci ritrovo come riflessa in uno specchio. Acquistatelo per voi stessi, oppure regalatelo: ne trarrete solo tanta felicità!


domenica 12 maggio 2013

Recensione: Il bambino rubato (Abbie Taylor) (fiefiefifi)

Titolo: Il bambino rubato
Titolo originale: Emma's baby
Autore: Abbie Taylor
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 372
Prezzo: 16,92€ (su Amazon, 1 copia rimasta)

Il mio voto:




Il peggiore incubo di ogni madre è perdere il proprio bambino. Nella metropolitana di Londra, in una drammatica frazione di istanti, Emma piomba nel più terribile degli incubi. Le porte del treno si chiudono e suo figlio di tredici mesi rimane nel vagone che si allontana. Emma arriva in preda al panico alla fermata successiva e trova una premurosa sconosciuta con in braccio il bimbo, che si presenta come Antonia e convince Emma, ancora sotto shock, ad andare a bere qualcosa. Poi, nella confusione del bar Emma si sente frastornata, basta un attimo, ed ecco che Antonia scompare, e con lei il piccolo Ritchie. Emma non ha alcuna prova e la polizia non crede alla sua storia, anzi la accusa implicitamente di aver fatto del male al bambino. Come farà a dimostrare che suo figlio è stato rubato? Il bambino rubato è un romanzo adrenalinico e di pura tensione che unisce gli ingredienti classici della suspense con una vivida ambientazione contemporanea tesa a mettere in scena le paure quotidiane della vita in una grande città. Una storia sulla perdita e il senso di colpa, che penetra nei vortici dell'amore ossessivo, delle bugie e dei tradimenti, fino a esplorare gli aspetti più oscuri dell'animo umano.


La mia opinione
 Avvincente ed intrigante, “Il bambino rubato” è un thriller da leggere tutto d'un fiato. Personalmente ho divorato la prima metà in un pomeriggio ed il resto nei due successivi. Certamente una trama per nulla insolita, vista più volte sul grande schermo ― forse ispirata a “Changeling” di Clint Eastwood, uscito solo un anno prima rispetto al romanzo ― e proposta da numerosi scrittori. Tuttavia non mi permetterei di liquidare questo libro con eccessiva noncuranza.


Emma Turner, madre venticinquenne, si lascia tutto e tutti alle spalle in seguito alla nascita del figlio Ritchie. I suoi genitori sono morti, il padre del bambino vive in un altro continente, le amiche sono uscite dalla sua vita da tempo. In un momento di distrazione, Emma perde Ritchie - di tredici mesi - nella metropolitana di Londra, ma grazie all'aiuto di una donna riesce subito a ritrovarlo. Pochi sono gli attimi che trascorrono insieme, perchè Ritchie viene rapito senza lasciare alcuna traccia. Emma si ritrova in un vicolo cieco: la polizia si rifiuta di credere alle sue parole, addirittura l'accusa di avere fatto del male al bambino volontariamente. Solo un passante, incontrato il giorno della tragedia, sembra accogliere le sue suppliche, ma come potrà Emma dimostrare a tutti che suo figlio è stato davvero rapito?

Contrariamente ad alcune recensioni che ho letto per il mio incurabile desiderio di conoscere l'opinione altrui, ho trovato la parte iniziale del libro angosciante ed incalzante. Il romanzo è inframezzato da squarci sulla vita di Emma: il rapporto con la madre e la conseguente perdita di quest'ultima, le vecchie amiche e la relazione con il padre del bambino. La storia di Emma, seppur breve, è stata piena di dolore e delusioni. I flashback aiutano a comprendere meglio le reazioni della protagonista: la sua forza interiore - alimentata dalla disperazione e dall'amore per il figlio - nonché la sua debolezza, dettata dalla condizione di madre single.

Ammetto che per quanto necessarie ed interessanti, queste digressioni talvolta possano infastidire poiché spezzano il filo della narrazione e distolgono l'attenzione dal tema principale. Tuttavia, ritengo che accrescano l'interesse del lettore e lo spingano a non smettere di leggere. Forse sono proprio stati questi intervalli a stimolare la mia curiosità e a farmi aumentare il ritmo di lettura. “Dà la sensazione di essere sulle montagne russe.” afferma il recensore di Closer Magazine, “Una gran lettura.”

Scritto in maniera fluida e scorrevole, privo di inutili descrizioni, non richiede particolari riflessioni e si lascia leggere con piacere. Un romanzo che sa commuovere e che dovrebbe far riflettere chiunque, genitori e non, sulla pericolosità ed imprevedibilità delle persone che ci circondano nel mondo odierno. Un incubo che senza dubbio nessuno vorrebbe vivere e credo che l'autrice sia riuscita a trasporre perfettamente le paure che attanagliano tutti i genitori. La Taylor sa stimolare la sensibilità delle persone mettendo in scena la perdita ed i sensi di colpa di una madre a cui già da tempo era sfuggito il controllo della propria vita.

domenica 17 febbraio 2013

Noi siamo infinito - Ragazzo da parete (Stephen Chbosky)

Titolo: Noi siamo infinito - Ragazzo da parete
Titolo originale: The perks of being a wallflower
Autore: Stephen Chbosky
Edizione: Sperling & Kupfer
Pagine: 271
Prezzo: €14.37

Il mio voto:
 



Tra un saggio scolastico su Kerouac, una canzone degli Smiths e una citazione del Rocky Horror Picture Show, scorrono i giorni di un adolescente per nulla ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un turbine di prime volte: la prima festa, la prima rissa, la prima cotta... e via salendo nella scala dell'adrenalina. E Charlie, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti. Peccato che il segreto più grande sia nascosto proprio dentro di lui...


La mia opinione

"The perks of being a wallflower" era nella mia wishlist su Anobii da almeno un anno ma ho deciso di acquistarlo perché la trasposizione cinematografica mi sembrava interessante (traduzione: nel film c'è Ezra Miller, so che ha la bellezza di quattordici anni meno della sottoscritta ma non importa). Ho effettuato l'ordine online e l'ho ricevuto in ritardo di qualche giorno a causa della neve, così una volta scartato il pacco ho iniziato la lettura accantonando tutto il resto. Durante l'attesa mi era capitato di leggere recensioni che osannavano questo romanzo, effettivamente Chbosky può ritenersi soddisfatto del successo raggiunto con un libriccino che ha ben poco da dire. Non vogliatemene, ma proprio non riesco a capire l'entusiasmo dei tanti lettori che hanno contribuito a rendere questo romanzo un best seller o, ancora peggio, un libro culto. Tralasciando l'orrenda traduzione del titolo (sulla quale non voglio nemmeno soffermarmi, oltretutto Chbosky non ha colpa) cercherò di mettere nero su bianco le mie impressioni.

Prima di tutto, il libro non ha una trama. Si tratta di un romanzo epistolare, una raccolta di missive scritte da un quindicenne apparentemente pieno di problemi inviate ad un estraneo. Lo stile dell'autore è piatto, scialbo, stereotipato, irritante e ripetitivo, proprio come la maggior parte dei protagonisti, incluso lo stesso protagonista: Charlie. Credo di aver perso il conto delle volte in cui Charlie scoppia a piangere (da solo, a scuola, davanti agli amici, davanti alla ragazza di cui è innamorato ecc ...), ma se considerate che succedeva ogni 8-10 pagine potrete farvi un'idea del perché io sia ricorsa all'aggettivo "irritante". Ora, posso capire che Carlie sia un ragazzo sensibile, sappiamo che evidentemente nasconde un segreto (svelato ad un paio di pagine dall'epilogo, come se Chbosky non sapesse più cosa inventarsi) ma qui la situazione è stata portata all'estremo, tanto da rendere insopportabile addirittura il protagonista. Consideriamo inoltre un altro punto: come fa un quindicenne che trascorre gran parte del suo tempo piangendo ad essere accettato all'interno di un gruppo di emeriti sconosciuti? a pochi giorni dall'inizio della scuola superiore Charlie entra a far parte di una comitiva di amici dediti principalmente a ubriacarsi e drogarsi, un altro dei temi che l'autore sembra apprezzare in modo particolare. Durante la lettura ho pensato più volte che "Ragazzo da parete" abbia molto in comune con "Cercando Alaska", ed infatti Goodreads li pone sullo stesso piano.

Ho letto svariate recensioni che sembrano attribuire il comportamento di Charlie ad una forma di autismo. Stiamo scherzando? Charlie non è autistico, è solo timido e del tutto privo di personalità, niente di più. In sostanza:
  • Charlie non è impossibilitato ad interagire con le persone, tanto da essere lui stesso ad avvicinare Patrick e Sam. Arriva a soffrire quando i suoi amici si allontanano dalla città per andare in visita ai parenti, a dimostrazione del fatto che la vita sociale non costituisce per lui un problema rilevante.
  • Charlie comprende i sentimenti altrui e riesce anche a manifestare quello che prova.
  • Charlie non ha difficoltà nella parola, non è un personaggio loquace ma non fatica ad allacciare conversazioni
  • Charlie non presenta movimenti fisici insoliti o particolari
  • Charlie viene definito molto intelligente, ma questo non significa che sia autistico. Leggere libri e scrivere un saggio non sono indicativi di un'intelligenza oltre la norma, soprattutto alle superiori
 Un altro punto che condivido quando mi soffermo sulle poche recensioni che stroncano questo romanzo è l'uso eccessivo di determinate frasi: sono scoppiato a piangere / so che non era giusto / non so perché sono solo alcune delle sopracitati frasi che compaiono una pagina no e dieci si. Probabilmente l'intenzione di Chbosky era quella di farci immedesimare e/o farci provare compassione per Charlie, ma credo abbia esagerato al punto da renderlo quasi antipatico. E' un personaggio troppo vuoto e non bastano un paio di citazioni più o meno azzeccate per rendere interessante una storia che non riesce a decollare. Non parliamo poi del finale, un paio di paginette che dovrebbero servire a giustificare la piattezza del romanzo e che paiono scritte solo per aumentare il livello di empatia del lettore nei confronti di Charlie. Spiacente, non ci siamo proprio.

Ho divorato questo libro nella speranza che riuscisse a decollare, un po' perché mi dispiaceva vedere le mie aspettative frantumarsi, un po' perché l'ho pagato ben 14.37€ e me ne sono in parte pentita. Ho iniziato a vedere il film e mi sembra meglio del romanzo, i personaggi sono caratterizzati meglio e lo stesso protagonista sembra meno apatico rispetto alla controparte cartacea. Speriamo bene.

In conclusione il romanzo per me è bocciato, ma ovviamente si tratta solo della mia opinione. Potete acquistarlo su Amazon: Noi siamo infinito. Ragazzo da parete 


domenica 10 febbraio 2013

In My Mailbox 1

Carissimi, devo aver definitivamente perso la testa perché in meno di una settimana ho acquistato la bellezza di sei libri, come se non avessi niente da leggere. Insomma, prima di tutto non ho saputo resistere agli sconti e poi adoro la felicità che mi pervade quando vedo arrivare il corriere con il mio pacco stracolmo di storie in cui perdermi, a voi non capita? :)

Dal momento che è uscito l'ultimo romanzo della tetralogia di Lois Lowry mi sono affrettata ad acquistare i volumi usciti dopo "The Giver" visto che online li ho trovati scontati.

 La Rivincita (Lois Lowry)

Ambientato in una comunità del prossimo futuro al pari di The Giver, in un villaggio dove ognuno pensa solo a se stesso e le persone con malattie o problemi fisici sono considerate inutili per la comunità e vengono lasciate morire, una ragazzina zoppa lotterà per conquistarsi il diritto di vivere. Ma, riuscendo a ricavarsi un posto all'interno di quella società, si renderà poi conto di come sia profondamente sbagliata e di quanto sia necessario cambiarla. Rifiuterà quindi l'occasione che a un certo punto le verrà offerta di scappare, e deciderà di fermarsi per iniziare a cambiare le cose dall'interno.


Il Messaggero (Lois Lowry)
Quando Matty è arrivato al Villaggio sei anni prima era un ragazzino inquieto e ribelle che amava definirsi "la Belva fra le Belve". Ora è cresciuto sotto la guida del cieco Veggente ed è pronto per l'assegnazione del suo vero nome: "Messaggero". Ma qualcosa nel Villaggio sta cambiando: da quando al mercato si barattano i sentimenti con effimeri beni materiali, la comunità è diventata improvvisamente ottusa e caparbia. La società utopica che un tempo amava accogliere tutti i rifugiati e i derelitti sta innalzando un muro di isolamento. Matty è uno dei pochi capaci di districarsi nel fitto della Foresta e il suo compito ora è quello di portare il messaggio del drastico cambiamento ai paesi vicini e convincere Kira, la figlia del veggente, a tornare con lui al Villaggio, prima che sia troppo tardi. Ma la Foresta, che gli è sempre stata amica, si è rivoltata contro di lui, animata da una forza oscura e senziente, e Matty si trova a fronteggiare il pericolo armato solo di un nuovo potere che ancora non riesce completamente a gestire e a comprendere.

Alcune lettrici su Twitter mi hanno invece consigliato due romanzi incentrati anche (ma non solo) sul razzismo e devo dire che sono davvero grata ad entrambe. Ho iniziato l'autobiografia di Billie Holiday e me ne sono innamorata, anzi, ve la consiglio :)


 La Signora canta il blues (Billie Holiday)

"La mamma e il babbo erano ancora due ragazzi quando si sposarono. Lui aveva diciott'anni, lei sedici, io tre". Dagli slums di Baltimora ai café society di New York, dagli studi di registrazione alle galere americane, dalla violenza del razzismo subìto all'affrancamento ottenuto attraverso il successo nel mondo dello spettacolo, dalle frequentazioni eccellenti all'inferno della dipendenza dalla droga, Billie Holiday insegue sempre un sogno di dignità umana, di qualità dell'esistenza puntualmente contraddetto dalla realtà. L'unico ambito in cui questa fatica di vivere e di combattere trova sublime compimento è la musica, e tutto il mondo sa quanto la voce di Billie Holiday testimoni vertigini di sensibilità che vanno oltre le canzoni.

Amatissima (Toni Morrison)

Un romanzo di grande intensità, in cui si narra la vita di Sethe, una giovane e indomabile donna di colore che, negli anni precedenti alla Guerra Civile, si ribella alla propria schiavitù e fugge al Nord, verso la libertà. La sua vicenda si intreccia con quella di altri personaggi in un racconto che, "si insinua nei meandri del tempo, lasciando scaturire ora qua ora là il non detto, scaglie di ricordi troppo penosi per essere contenuti, dolorosi frammenti di memoria". Con questo libro Toni Morrison ha voluto rivolgere un invito ai bianchi e agli afroamericani: "Tornare a quella parte della propria storia che troppi hanno rimosso, dimenticato, lasciato inspiegato, ignorato".


Passando a qualcosa di decisamente più leggero, un libro del quale vi avevo già parlato ed a cui non ho saputo resistere, così si è aggiunto alle mie ultime spese folli :)

L'isola dell'amore proibito (Tracey Garvis Graves)

L'acqua cristallina lambisce dolcemente i suoi piedi nudi. Anna apre gli occhi all'improvviso e davanti le si apre la distesa sconfinata di un mare dalle mille sfumature, dal turchese allo smeraldo più intenso. Intorno, una spiaggia di un bianco accecante, ombreggiata da palme frondose. Le dita della ragazza stringono ancora spasmodicamente la mano di TJ, disteso accanto a lei, esausto dopo averla trascinata fino alla riva. Anna non ricorda niente di quello che è successo, solo il viaggio in aereo, il fondale blu che si avvicina troppo velocemente e gli occhi impauriti di TJ, il ragazzo di sedici anni a cui dovrebbe dare ripetizioni per tutta l'estate. Un lavoro inaspettato, ma chi rifiuterebbe una vacanza retribuita alle Maldive? E poi Anna, insegnante trentenne, è partita per un disperato bisogno di fuga da una relazione che non sembra andare da nessuna parte. Ma adesso la loro vita passata non è più importante. Anna e TJ sono naufraghi e l'isola è deserta. La priorità è quella di sopravvivere fino ai soccorsi. I giorni diventano settimane, poi mesi e infine anni. L'isola sembra un paradiso, eppure è anche piena di pericoli. I due devono imparare a lottare insieme per la vita. Ma per Anna la sfida più grande è quella di vivere accanto a un ragazzo che sta diventando un uomo. Perché quella che all'inizio era solo un'amicizia innocente, attimo dopo attimo si trasforma in un'attrazione potente che li lega sempre più indissolubilmente.

Un testo di storia contemporanea per l'Università che però non mi dispiace e che sto leggendo con interesse. Insomma, ora mi sento (quasi) realizzata :)

Storia della prima Repubblica (Aurelio Lepre)

Secondo Lepre, la Repubblica sorge non solo dalla Resistenza, ma anche dalla crisi dello stato-nazione costruito dal fascismo. L'inizio dei bombardamenti sulle città, alla fine del 1942, segnando il primo incrinarsi del consenso al regime, determina anche l'inizio del processo di costruzione del nuovo stato italiano. Lepre segue la storia del dopoguerra ricostruendo non solo gli avvenimenti storici ed economici, ma anche le metamorfosi degli atteggiamenti e degli stili di vita, la storia delle mentalità e del costume, portando alla luce quelle debolezze strutturali della società e della politica che conducono alla crisi della prima Repubblica.

Sono costretta (ma davvero?) ad aggiornare con un acquisto dell'ultima ora che porta il saldo del mio conto PayPal ad 1€ quindi per un po' non dovrò accontentarmi. Ad ogni modo, l'immancabile "Ragazzo da parete", o meglio, "The perks of being a wallflower" visto l'osceno titolo partorito da chi si è occupato della traduzione. Oltretutto tra poco esce il film e non voglio perdermelo, adoro sia Emma Watson che Ezra Miller :)

Noi siamo infinito aka ragazzo da parete (Stephen Chbosky)
Fra un tema su Kerouac e uno sul "Giovane Holden", tra una citazione da "L'attimo fuggente" e una canzone degli Smiths, scorrono i giorni di un adolescente per niente ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore - per la bellissima ragazza con gli occhi verdi che quando lo guarda fa tremare il mondo. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici. Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive, che sente, che ha intorno. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, quello che non tradisce mai e poi mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui.
Senza dimenticare infine un libro in inglese che sostava nella mia wishlist dai secoli dei secoli. Di cosa sto parlando? ma di "Wicked" di Gregory Maguire!


Wicked (Gregory Maguire)
When Dorothy triumphed over the Wicked Witch of the West in L. Frank Baum's classic tale, we heard only her side of the story. But what about her arch-nemesis, the mysterious witch? Where did she come from? How did she become so wicked? And what is the true nature of evil? Gregory Maguire creates a fantasy world so rich and vivid that we will never look at Oz the same way again. Wicked is about a land where animals talk and strive to be treated like first-class citizens, Munchkinlanders seek the comfort of middle-class stability and the Tin Man becomes a victim of domestic violence. And then there is the little green-skinned girl named Elphaba, who will grow up to be the infamous Wicked Witch of the West, a smart, prickly and misunderstood creature who challenges all our preconceived notions about the nature of good and evil.


mercoledì 2 gennaio 2013

Tutta colpa dell'angelo (Christopher Moore) (Nageki)

Titolo: Tutta colpa dell'angelo
Titolo originale: The stupidest angel
Autore: Christopher Moore
Edizione: Sperling & Kupfer Editori
Pagine: 237
Prezzo: € 12,50

Il mio voto: 
 




Siamo in un piccolo villaggio californiano e Lena ruba un pino dal terreno del suo ex marito per farlo diventare un albero di Natale. Ma quando l'ex marito la sorprende, vestito da Babbo Natale e ubriaco, lei accidentalmente lo uccide. La questione si complica perché un ragazzino, che assiste all'"omicidio di Babbo Natale", esprime il desiderio di riportarlo in vita per non rinunciare ai doni. E il peggio viene quando l'angelo incaricato di realizzare il desiderio resuscita per sbaglio non solo Babbo Natale, ma anche tutti i morti del cimitero, ormai zombie... Una fiaba cattivella per chi si dichiara allergico al Natale.


La mia opinione
Parto con una premessa: io stravedo per Christopher Moore. Dite quello che volete, ma più il tempo passa e più mi innamoro di quest'uomo, il suo essere completamente fuori dagli schemi (di testa?) mi ha conquistata tanto che uno dei miei obiettivi per questo neonato 2013 è quello di acquistare e leggere tutti i suoi libri. Secondo, se avete acquistato questo libro per immergervi nella calda e festosa atmosfera natalizia avete commesso un errore madornale, ma lo stesso autore vi aveva avvertiti con un messaggio tra le prime pagine:

"Se state comprando questo libro come regalo per vostra nonna o per un ragazzino, sappiate che contiene parolacce, gustose descrizioni di cannibalismo e quarantenni che fanno sesso. Poi non date la colpa a me. Io vi ho avvisati".

Per quanto mi riguarda, sono bastate queste poche righe a convincermi, sebbene questo libro non raggiunga il livello di "Il vangelo secondo Biff", ma è comunque godibile e corredato da alcuni passaggi davvero esilaranti. Lo consiglierei a chi è già avvezzo allo stile di Moore, mentre per i neofiti suggerirei di iniziare dal sopracitato vangelo, una piccola perla in cui -tra l'altro- ritroviamo l'angelo Raziel, colui che è stato capace di ridestare i morti proprio sotto Natale. Ebbene si, Moore trascina il lettore in un'avventura natalizia inframmezzata da zombie appassionati di mobili prefabbricati svedesi, personaggi psicolabili, pipistrelli della frutta muniti di Ray-Ban rosa, angeli incapaci e conifere in fuga. Insomma, cosa chiedere di più da un libricino ben scritto e divertente, da gustarsi durante le feste, magari con una bella fetta di pandoro tra le mani??