Ecco il mio primo Teaser Tuesday!
Io leggo quasi esclusivamente in digitale e quindi mi viene difficile aprire il libro a caso e riportare un paragrafo.
Perciò ho pensato di farvi leggere il passaggio che mi ha più intrigata della parte del libro che ho già letto. Non rispetta alla lettera le regole della rubrica ma è l'unico sistema che sono, al momento, in grado di utilizzare.
Questa settimana ho iniziato a leggere Miele, romanzo di Ian McEwan.
La trama è questa: Serena Frome, una ragazza della borghesia inglese, nella prima metà degli anni settanta viene reclutata dai servizi segreti britannici che la coinvolgono in un programma segreto per combattere il comunismo. Tra letture di fascicoli ed appostamenti, Serena si scontrerà non soltanto con segreti e misteri ma anche con un nuovo amore.
Ed ecco a voi un piccolo estratto delle prime pagine del romanzo, un paragrafo che rispecchia in pieno il mio stesso modo di approcciare alla lettura di un nuovo libro!
"Leggere era il mio modo di non pensare alla matematica. Più ancora era il mio modo di non pensare. Ho detto che ero rapida, potevo assimilare un blocco di testo o un intero paragrafo in una sola scorsa. Si trattava di lasciare che occhi e pensieri si ammorbidissero come cera perchè la pagine ci rimanesse impressa. Con grande irritazione di ci mi stava intorno voltavo pagina ogni pochi secondi con un impaziente movimento del polso. Le mie esigenze erano elementari. Non badavo granchè a tematiche o felicità di stile e saltavo le descrizioni minute di tempo atmosferico, paesaggi e interni. Volevo personaggi in cui potessi credere, e volevo provare curiosità per ciò che avrebbero vissuto. In genere privilegiavo quando la gente si innamorava e disamorava, me nemmeno disdegnavo che si cimentasse con altro. Per quanto triviale, mi piaceva che prima della fine qualcuno dicesse "sposami". I romanzi senza personaggi femminili erano un deserto privo di vita."
martedì 14 maggio 2013
domenica 12 maggio 2013
Recensione: Il bambino rubato (Abbie Taylor) (fiefiefifi)
Titolo: Il bambino rubato
Titolo originale: Emma's baby
Autore: Abbie Taylor
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 372
Prezzo: 16,92€ (su Amazon, 1 copia rimasta)
Il mio voto:

Emma Turner, madre venticinquenne, si lascia tutto e tutti alle spalle in seguito alla nascita del figlio Ritchie. I suoi genitori sono morti, il padre del bambino vive in un altro continente, le amiche sono uscite dalla sua vita da tempo. In un momento di distrazione, Emma perde Ritchie - di tredici mesi - nella metropolitana di Londra, ma grazie all'aiuto di una donna riesce subito a ritrovarlo. Pochi sono gli attimi che trascorrono insieme, perchè Ritchie viene rapito senza lasciare alcuna traccia. Emma si ritrova in un vicolo cieco: la polizia si rifiuta di credere alle sue parole, addirittura l'accusa di avere fatto del male al bambino volontariamente. Solo un passante, incontrato il giorno della tragedia, sembra accogliere le sue suppliche, ma come potrà Emma dimostrare a tutti che suo figlio è stato davvero rapito?
Contrariamente ad alcune recensioni che ho letto per il mio incurabile desiderio di conoscere l'opinione altrui, ho trovato la parte iniziale del libro angosciante ed incalzante. Il romanzo è inframezzato da squarci sulla vita di Emma: il rapporto con la madre e la conseguente perdita di quest'ultima, le vecchie amiche e la relazione con il padre del bambino. La storia di Emma, seppur breve, è stata piena di dolore e delusioni. I flashback aiutano a comprendere meglio le reazioni della protagonista: la sua forza interiore - alimentata dalla disperazione e dall'amore per il figlio - nonché la sua debolezza, dettata dalla condizione di madre single.
Ammetto che per quanto necessarie ed interessanti, queste digressioni talvolta possano infastidire poiché spezzano il filo della narrazione e distolgono l'attenzione dal tema principale. Tuttavia, ritengo che accrescano l'interesse del lettore e lo spingano a non smettere di leggere. Forse sono proprio stati questi intervalli a stimolare la mia curiosità e a farmi aumentare il ritmo di lettura. “Dà la sensazione di essere sulle montagne russe.” afferma il recensore di Closer Magazine, “Una gran lettura.”
Scritto in maniera fluida e scorrevole, privo di inutili descrizioni, non richiede particolari riflessioni e si lascia leggere con piacere. Un romanzo che sa commuovere e che dovrebbe far riflettere chiunque, genitori e non, sulla pericolosità ed imprevedibilità delle persone che ci circondano nel mondo odierno. Un incubo che senza dubbio nessuno vorrebbe vivere e credo che l'autrice sia riuscita a trasporre perfettamente le paure che attanagliano tutti i genitori. La Taylor sa stimolare la sensibilità delle persone mettendo in scena la perdita ed i sensi di colpa di una madre a cui già da tempo era sfuggito il controllo della propria vita.
Titolo originale: Emma's baby
Autore: Abbie Taylor
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 372
Prezzo: 16,92€ (su Amazon, 1 copia rimasta)
Il mio voto:

Il peggiore incubo di ogni madre è perdere il proprio bambino. Nella metropolitana di Londra, in una drammatica frazione di istanti, Emma piomba nel più terribile degli incubi. Le porte del treno si chiudono e suo figlio di tredici mesi rimane nel vagone che si allontana. Emma arriva in preda al panico alla fermata successiva e trova una premurosa sconosciuta con in braccio il bimbo, che si presenta come Antonia e convince Emma, ancora sotto shock, ad andare a bere qualcosa. Poi, nella confusione del bar Emma si sente frastornata, basta un attimo, ed ecco che Antonia scompare, e con lei il piccolo Ritchie. Emma non ha alcuna prova e la polizia non crede alla sua storia, anzi la accusa implicitamente di aver fatto del male al bambino. Come farà a dimostrare che suo figlio è stato rubato? Il bambino rubato è un romanzo adrenalinico e di pura tensione che unisce gli ingredienti classici della suspense con una vivida ambientazione contemporanea tesa a mettere in scena le paure quotidiane della vita in una grande città. Una storia sulla perdita e il senso di colpa, che penetra nei vortici dell'amore ossessivo, delle bugie e dei tradimenti, fino a esplorare gli aspetti più oscuri dell'animo umano.
La mia opinione
Avvincente ed intrigante, “Il bambino rubato” è un thriller da leggere tutto d'un fiato. Personalmente ho divorato la prima metà in un pomeriggio ed il resto nei due successivi. Certamente una trama per nulla insolita, vista più volte sul grande schermo ― forse ispirata a “Changeling” di Clint Eastwood, uscito solo un anno prima rispetto al romanzo ― e proposta da numerosi scrittori. Tuttavia non mi permetterei di liquidare questo libro con eccessiva noncuranza.
Emma Turner, madre venticinquenne, si lascia tutto e tutti alle spalle in seguito alla nascita del figlio Ritchie. I suoi genitori sono morti, il padre del bambino vive in un altro continente, le amiche sono uscite dalla sua vita da tempo. In un momento di distrazione, Emma perde Ritchie - di tredici mesi - nella metropolitana di Londra, ma grazie all'aiuto di una donna riesce subito a ritrovarlo. Pochi sono gli attimi che trascorrono insieme, perchè Ritchie viene rapito senza lasciare alcuna traccia. Emma si ritrova in un vicolo cieco: la polizia si rifiuta di credere alle sue parole, addirittura l'accusa di avere fatto del male al bambino volontariamente. Solo un passante, incontrato il giorno della tragedia, sembra accogliere le sue suppliche, ma come potrà Emma dimostrare a tutti che suo figlio è stato davvero rapito?
Contrariamente ad alcune recensioni che ho letto per il mio incurabile desiderio di conoscere l'opinione altrui, ho trovato la parte iniziale del libro angosciante ed incalzante. Il romanzo è inframezzato da squarci sulla vita di Emma: il rapporto con la madre e la conseguente perdita di quest'ultima, le vecchie amiche e la relazione con il padre del bambino. La storia di Emma, seppur breve, è stata piena di dolore e delusioni. I flashback aiutano a comprendere meglio le reazioni della protagonista: la sua forza interiore - alimentata dalla disperazione e dall'amore per il figlio - nonché la sua debolezza, dettata dalla condizione di madre single.
Ammetto che per quanto necessarie ed interessanti, queste digressioni talvolta possano infastidire poiché spezzano il filo della narrazione e distolgono l'attenzione dal tema principale. Tuttavia, ritengo che accrescano l'interesse del lettore e lo spingano a non smettere di leggere. Forse sono proprio stati questi intervalli a stimolare la mia curiosità e a farmi aumentare il ritmo di lettura. “Dà la sensazione di essere sulle montagne russe.” afferma il recensore di Closer Magazine, “Una gran lettura.”
Scritto in maniera fluida e scorrevole, privo di inutili descrizioni, non richiede particolari riflessioni e si lascia leggere con piacere. Un romanzo che sa commuovere e che dovrebbe far riflettere chiunque, genitori e non, sulla pericolosità ed imprevedibilità delle persone che ci circondano nel mondo odierno. Un incubo che senza dubbio nessuno vorrebbe vivere e credo che l'autrice sia riuscita a trasporre perfettamente le paure che attanagliano tutti i genitori. La Taylor sa stimolare la sensibilità delle persone mettendo in scena la perdita ed i sensi di colpa di una madre a cui già da tempo era sfuggito il controllo della propria vita.
sabato 11 maggio 2013
Recensione: La punizione del romanzo (Danila Passerini) (Nageki)
Ciao a tutti! prima di tutto volevo scusarmi per l'assenza di questi ultimi giorni, sono stata decisamente poco bene ed ancora adesso sono vittima di tosse, raffreddore e malanni di stagione.
Volevo inoltre ringraziare i primi 41 follower del nostro blog: grazie, grazie, grazie e grazie ancora per chi ci legge e chi commenta.
Quest'oggi vi lascio con la recensione di un romanzo inviatomi da Danila Passerini, scrittrice esordiente che mi ha catturata con il suo romanzo e la sua infinita cortesia. Iniziamo subito!
Titolo: La punizione del romanzo
Autore: Danila Passerini
Casa editrice: L'erudita
Pagine: 170
Prezzo: 15€
Il mio voto:

Volevo inoltre ringraziare i primi 41 follower del nostro blog: grazie, grazie, grazie e grazie ancora per chi ci legge e chi commenta.
Quest'oggi vi lascio con la recensione di un romanzo inviatomi da Danila Passerini, scrittrice esordiente che mi ha catturata con il suo romanzo e la sua infinita cortesia. Iniziamo subito!
Titolo: La punizione del romanzo
Autore: Danila Passerini
Casa editrice: L'erudita
Pagine: 170
Prezzo: 15€
Il mio voto:

Filippo ha sedici anni, un carattere ribelle, capelli lunghi e magliette sbiadite che non riesce a buttare via. La scuola è piena di luoghi comuni soprattutto da quando, dopo la Terza guerra mondiale, tutti si sono messi in testa che bisogna spendere la propria vita per gli altri, essere compassionevoli, buoni. E lui, il più bello della scuola, non ci sta. Ogni compagno è bersaglio di frecciatine non troppo velate e battute taglienti, un po' per colpire i deboli, un po' per non svelare la propria personalità e le proprie passioni amorose rivolte all'unica che non sembra subire il fascino del bello e cattivo. Ma la scuola è un luogo di formazione non solo didattica ma anche caratteriale e morale, la cui missione è accompagnare nella crescita i ragazzi perché diventino adulti acculturati sì, ma soprattutto critici, coscienziosi, consapevoli. E allora non rimane da fare che una cosa: punirlo. Quale castigo sarebbe più adatto per lui della punizione del romanzo? Filippo entrerà in un libro, vestendo i panni di un personaggio, e il suo scopo sarà quello di vivere la sua nuova vita senza cambiarne la trama, neppure di una virgola, pena il non ritorno.
La mia opinione
Quando Danila mi ha contattata sono rimasta profondamente colpita dall'originalissima idea alla base di questo romanzo tanto che, in preda alla curiosità, ho accantonato le altre letture per intreprendere un viaggio all'interno del capolavoro del Manzoni. "La punizione del romanzo" è in realtà un metaromanzo, un libro nel libro che permette al lettore di seguire il giovane protagonista nel lontano 1600, facendo la conoscenza di personaggi poco apprezzati dagli studenti. Allo stesso tempo ci troviamo di fronte ad un romanzo distopico ambientato nel futuro, in un mondo radicalmente mutato al seguito degli orrori connessi alla terza guerra mondiale.
Altruismo e solidarietà sono ormai divenuti i principi guida del nuovo ordine mondiale, valori che il nostro protagonista fatica ad accettare, sfogando la sua ribellione sulla compagna di classe (verso la quale prova sentimenti non ricambiati) ed estraniandosi dai problemi in famiglia. A seguito dell'ennesima infrazione alla disciplina scolastica, Filippo è costretto a subire la più estrema delle punizioni, una pena riservata agli studenti più recidivi ed apparentemente ingestibili: la punizione del romanzo. Grazie alla tecnologia che ormai regna imperante in ogni ambito della vita (e qui devo dire che l'autrice ha dimostrato di possedere una fantasia senza eguali!), Filippo viene spedito all'interno di un romanzo, costretto a ripercorrere le gesta di un personaggio senza alterare la trama originale.
In breve tempo Filippo scoprirà di essere finito tra le pagine del capolavoro di Alessandro Manzoni, per di più nei panni di Don Rodrigo in persona. Riuscirà Filippo a tener fede all'ammirazione che aveva espresso in classe nei confronti del famoso antagonista? passo dopo passo, il ragazzo inizierà a percorrere il proprio cammino di crescita interiore, ribellandosi ancora una volta alle regole imposte dall'alto, ma questa volta seguendo ciò che intimamente sa essere giusto. Il lettore avrà così modo di assistere al percorso di formazione di Filippo, il tutto inframmezzato da numerosi episodi che mi hanno strappato ben più di una risata. Come dimenticare i siparietti tra Don Rodrigo/Filippo ed il suo servitore? indimenticabile il primo incontro tra i due, quando Filippo si rende conto delle precarie condizioni igieniche del tempo:
- Appena due mesi fa
- Cosa? Che vuol dire appena due mesi fa? Sono due mesi che non mi lavo?
Il servitore sembrava ormai prossimo a una sincope, molto indeciso se rispondere o darsela a gambe davanti a quel pazzo furioso. Evidentemente, prevalse la volontà di mantenere il posto di lavoro, anche se al servizio di un matto.
- Il Signore prende sempre due bagni all'anno: uno prima di Pasqua e uno alla fine dell'estate. Il medico, si ricorda?, ha sconsigliato a Sua Signoria lavacri più frequenti, perché i pori della pelle, liberati dalla loro protezione naturale, potrebbero fare entrare le malattie.
- Ma che schifo! Le malattie se ne staranno lontane perché probabilmente il mo odore le disturba. D'ora in avanti le cose cambiano: voglio un bagno caldo tutte le mattine, hai capito?
Come avrete capito, il romanzo non solo è pieno di spunti sui cui riflettere, ma è coinvolgente e molto divertente, tanto che ho finito per passarlo immediatamente a Fiefiefifi, la quale è rimasta colpita dal mio entusiasmo. L'unica nota negativa per quanto concerne il romanzo è indubbiamente la brevità dello stesso e forse la conclusione un po' troppo affrettata: l'idea di base è decisamente originale, la narrazione cattura al punto da divorare un capitolo dopo l'altro ed avrei gradito un maggiore approfondimento di eventi e personaggi. Tuttavia, a parte questa precisazione consiglio caldamente questa lettura e colgo l'occasione per ringraziare l'autrice, una persona deliziosa che spero ci regali al più presto un nuovo romanzo.
Recensione: Il Silmarillion (J.R.R. Tolkien) (Lady Draculia)
Dopo aver ricevuto le richieste via email per questa recensione, FINALMENTE trovo il tempo per avere l'onore di presentarvi: Il Silmarillion.
Cominciamo con ordine:
Titolo: Il Silmarillion
Titolo originale: The Silmarillion
Autore: J.R.R. Tolkien
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 446
Prezzo: 25,84€
Il mio voto
l Silmarillion, iniziato nel 1917 e la cui elaborazione è stata proseguita da Tolkien fino alla morte, rappresenta il tronco da cui si sono diramate tutte le sue successive opere narrative. "Opera prima", dunque (ma anche "ultima", e di tono assai diverso, ben più elevato delle altre), essa costituisce il repertorio mitico di Tolkien, quello da cui è derivata, direttamente o indirettamente, la filiazione delle sue favole, da Lo Hobbit a il Signore degli Anelli, da Il cacciatore di Draghi ai racconti di Albero e foglia.
La mia opinione
Ci troviamo di fronte al sommo capostipite della letteratura fantasy, il cui autore era un genio ed un uomo straordinario.
Il Silmarillion non è altro che la genesi del mondo Arda dove incontriamo tutte le meravigliose razze che popolano la Terra di Mezzo: scopriamo la storia dei 9 anelli del potere, degli stregoni, del popolo elfico e di Sauron il signore oscuro.
Un libro che non si legge, ma si vive e lo si divora con avidità per la brama di conoscenza e perchè scritto splendidamente, poetico, evocativo, scorrevole e semplice. Diffidate da chi lo considera un "mattone" o lo descrive come noioso perchè non lo è davvero. Pur rispettando le opinioni degli altri, difficilmente riesco a mantenere un self control nell'ascoltare giudizi negativi sulle opere di Tolkien e la mia "missione" da tempo è quella di appassionare più persone a questo genere ed aiutarle a comprendere quali meraviglie si celano in un mondo che non è diverso dal nostro, ma è bensì una metafora storica potentissima.
La prima volta che lo lessi avevo 13 anni, da quel giorno l'avrò riletto circa 10-11 volte scoprendo sempre tasselli che mi erano sfuggiti, particolari affascinanti che mi hanno concesso di apprendere appieno le successive opere come Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, pur ritenendomi ancora ignorante su tanti aspetti.
Non esistono equivalenti nella letteratura mondiale.
Leggetelo, rileggetelo e ancora rifatelo.
La prima volta che lo lessi avevo 13 anni, da quel giorno l'avrò riletto circa 10-11 volte scoprendo sempre tasselli che mi erano sfuggiti, particolari affascinanti che mi hanno concesso di apprendere appieno le successive opere come Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, pur ritenendomi ancora ignorante su tanti aspetti.
Non esistono equivalenti nella letteratura mondiale.
Leggetelo, rileggetelo e ancora rifatelo.
venerdì 10 maggio 2013
Recensione: La notte degli angeli caduti (Heather Killough-Walden) (SteHale)
Titolo: La notte degli Angeli Caduti
Titolo originale: Avenger's Angel
Autore: Heather Killough-Walden
Serie: Lost Angels
Casa editrice: Leggereditore
Pagine: 389
Prezzo: 8,50 € (ebook a 7 €) su Amazon
Il mio voto:
Primo capitolo della saga "Lost Angels", che vede al momento pubblicati in Italia i primi tre volumi.
In un tempo assai lontano, il Vecchio chiamò a raccolta i suoi quattro arcangeli prediletti: Michele, Gabriele, Uriel e Azrael, e indicò loro quattro stelle del firmamento che brillavano più delle altre. Disse agli arcangeli che desiderava ricompensarli della loro lealtà e che in dono avrebbero ricevuto delle anime gemelle. Fu così che il Vecchio creò quattro femmine perfette, che chiamò le cherubine. Tuttavia, prima che gli arcangeli potessero rivendicare le loro compagne, le quattro cherubine furono allontanate dal regno e disperse dal vento. Gli arcangeli decisero quindi di abbandonare il proprio mondo, per scendere sulla Terra e ritrovarle. Per migliaia di anni gli arcangeli le hanno cercate, ma non sono stati gli unici a raggiungere il regno dei mortali per dare la caccia alle cherubine. Qualcuno li aveva seguiti...
La mia opinione
Un libro, a mio parere, senza infamia e senza lode. Le prime pagine promettono bene, introducendo i protagonisti attraverso un prologo davvero ben scritto ed invitante.
Peccato che poi, con lo scorrere delle pagine, la storia perda originalità e si uniformi al classico stile romantico e tormentato del genere.
L'idea di base di utilizzare gli Arcangeli come protagonisti è affascinante, ma le loro personalità ed il loro passato (sia in paradiso che nei milioni di anni trascorsi sulla terra) purtroppo non viene approfondito a dovere.
Non perdo la speranza che questo argomento possa venire poi trattato nei libri successivi della saga.
La lettura è scorrevole e fluida, non ho trovato dei momenti particolarmente noiosi ma, allo stesso modo, il libro mi ha lasciata anche piuttosto indifferente.
L'esperienza però mi ha insegnato che non sempre il primo capitolo di una saga è il migliore e credo che, alla fine, le darò una seconda possibilità.
Dopo aver letto che la Killough-Warren era stata paragonata alla Ward, che resta ad oggi la mia autrice preferita dello stile più hard del paranorman romance/urban fantasy, avevo grandi aspettative per questo suo primo romanzo pubblicato in Italia.
Invece il paragone non regge, tra lo stile di scrittura delle due si apre un vero e proprio abisso ed a mio parere non è possibile paragonarle in alcun modo.
Recensione: Winter (Asia Greenhorn) (SteHale)
Titolo: WinterTitolo originale: Winter
Autore: Asia Greenhorn
Casa editrice: Fazi editore
Pagine: 483
Prezzo: 14,45€ (ebook a 6,99€) su amazon
Il mio voto:
Winter si è appena trasferita da Londra a Cae Mefus, una piccola cittadina nel nord del Galles, in seguito al misterioso incidente che ha costretto sua nonna in ospedale. Una nuova casa la accoglie. E una nuova famiglia, quella dei Ghiplin, il cui figlio maggiore, Gareth, non le toglie gli occhi di dosso, per ragioni che la ragazza può solo in parte intuire. Nella nuova scuola Winter incontra Rhys, un ragazzo dalla bellezza misteriosa, dal quale Gareth cerca di metterla in guardia. Ha gli occhi brillanti. Lo sguardo profondo nasconde un passato lontano. L'attrazione li travolge come un'onda, è un'energia inspiegabile e pericolosa. Mentre strane aggressioni si verificano nella contea, Winter stessa è assalita nel bosco. La verità comincia a venire a galla. Winter deve scoprire un nuovo mondo, dove antiche tradizioni si tramandano di generazione in generazione, dove un patto segreto protegge l'esistenza di milioni di persone. Deve scoprire la verità sulla morte dei suoi genitori, e sulla loro unica eredità: un ciondolo di cristallo che la protegge. Ora è costretta a scegliere. Tra Rhys, il ragazzo che ama, e la sua stessa vita, come l'ha sempre conosciuta.
Winter è il primo capitolo di quella che dovrebbe essere una trilogia. Al momento sono stati pubblicati soltanto i primi due volumi: Winter e Silver.
La mia opinione
Sarà che il settore Urban Fantasy è ormai piuttosto inflazionato, ma questo romanzo d'esordio della Greenhorne non mi ha convinta del tutto.
Il libro è scorrevole e si legge bene ma l'ho trovato, a tratti, molto prevedibile.
La protagonista, Winter, è una giovane ragazza alle prese con un improvviso trasferimento dalla caotica Londra, dove vive con la nonna, ad una sperduta cittadina del Galles
.
Nonostante le prime difficoltà legate alla nuova sistemazione, Winter riesce ad ambientarsi nella nuova casa e nella nuova scuola apparentemente senza troppi problemi.
Ma il pericolo è in agguato e fanno la loro comparsa le prime avvisaglie della presenza di creature sovrannaturali in paese.
Si tratta ovviamente di vampiri, che vivono in pace con gli abitanti del luogo grazie ad un trattato stipulato 15 anni prima con le principali famiglie residenti.
Il rinnovo del trattato è alle porte e qualcuno vuole farlo saltare. Sarà proprio l'inconsapevole Winter la chiave di tutto.
La trama offre alcuni elementi di diversità rispetto alle classiche storie del genere, ma non riesce a fare quel salto di qualità che può trasformare un romanzo nella media in qualcosa di speciale.
L'elemento principale è l'amore tra i due protagonisti, il cui percorso è però troppo simile ai rapporti già visti in altre saghe: colpo di fulmine, negazione del sentimento, esplosione della passione, impossibilità di stare insieme, mettere a rischio la propria vita l'uno per l'altro ed epilogo lasciato in sospeso.
Nonostante tutto è una lettura piacevole, che consiglio però esclusivamente agli amanti del genere.
venerdì 3 maggio 2013
Recensione: Stoner (John Williams) (Nageki)
Titolo: Stoner
Titolo originale: Stoner
Autore: John Williams
Casa editrice: Fazi editore
Pagine: 332
Prezzo: 14,88€ (su Amazon)
Il mio voto:

E' difficile parlare di questo romanzo, da me letto in un paio di giorni senza poi riuscire a mettere nero su bianco pensieri, sentimenti, riflessioni. Stoner era nella mia wishlist da mesi e mesi, ma anche questa volta ha dovuto attendere affinchè io mi trovassi nel giusto stato d'animo per affrontare questa lettura. Ecco, posso dire che sia stata proprio l'attesa a caratterizzare il mio rapporto con John Williams ed il suo personaggio, l'attesa di un cambiamento nella vita di un uomo qualunque che indefesso percorre gli anni della sua vita a testa bassa.
Stoner abbandona la famiglia e si reca all'Università per studiare, lasciandosi alle spalle genitori che mi sono parsi ammuffire tra le quattro pareti della propria modesta abitazione, privi di qualsivoglia prospettiva, estranei a qualsiasi emozione. Stoner affronta gli studi e si innamora di Edith, viziatissima ragazza che sin dall'inizio lascia intravedere la sua vera natura. Il problema è però sempre lo stesso: siamo noi lettori a percepire l'aura di negatività emanata da Edith, siamo noi lettori a renderci conto che un eventuale matrimonio costituirebbe un errore, speriamo vivamente che Stoner apra gli occhi e non compia un passo così importante, così in fretta, come se il tempo a sua disposizione stesse per scadere. Ed in effetti, Edith pian piano si rivela in tutta la sua mostruosità, quasi si impegnasse nel rendere la vita del proprio consorte un inferno. La triste e piatta vita di Stoner e della sua evidentemente isterica moglie non cambia nemmeno a seguito della nascita della figlia, anzi, è quest'ultima a dover subire le conseguenze di una relazione avvelenata.
In tutto questo, Stoner continua imperturbato a trascorrere le giornate in facoltà e, ormai docente universitario, finisce per assaggiare la gioia di un amore puro, sincero, capace di regalargli attimi di gioia mai sperimentati prima. Ancora una volta mi sono trovata a sperare, ad attendere una quasiasi reazione del protagonista, nella speranza che quest'ultimo si decidesse a prendere le redini della sua vita, riportandola entro binari quantomeno accettabili. Invano.
Questo è Stoner. Stoner guarda il mondo dalla finestra del suo studio universitario, osserva chi lo circonda, vede gli altri che vivono la propria vita e nonostante tutto non fa nulla per cambiare la propria. Nasce, studia, si sposa, muore. Non c'è assolutamente nulla di straordinario nella vita di quest'uomo, assolutamente nulla, eppure John E. Williams ha messo in piedi un capolavoro che oserei equiparare ad una tela, una storia narrata come si trattasse di un dipinto, semplici pennellate di colore che ti colpiscono e ti restano dentro. Trovo che Peter Cameron abbia saputo rendere al meglio il mio pensiero:
Titolo originale: Stoner
Autore: John Williams
Casa editrice: Fazi editore
Pagine: 332
Prezzo: 14,88€ (su Amazon)
Il mio voto:

William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron)
La mia opinione
Stoner abbandona la famiglia e si reca all'Università per studiare, lasciandosi alle spalle genitori che mi sono parsi ammuffire tra le quattro pareti della propria modesta abitazione, privi di qualsivoglia prospettiva, estranei a qualsiasi emozione. Stoner affronta gli studi e si innamora di Edith, viziatissima ragazza che sin dall'inizio lascia intravedere la sua vera natura. Il problema è però sempre lo stesso: siamo noi lettori a percepire l'aura di negatività emanata da Edith, siamo noi lettori a renderci conto che un eventuale matrimonio costituirebbe un errore, speriamo vivamente che Stoner apra gli occhi e non compia un passo così importante, così in fretta, come se il tempo a sua disposizione stesse per scadere. Ed in effetti, Edith pian piano si rivela in tutta la sua mostruosità, quasi si impegnasse nel rendere la vita del proprio consorte un inferno. La triste e piatta vita di Stoner e della sua evidentemente isterica moglie non cambia nemmeno a seguito della nascita della figlia, anzi, è quest'ultima a dover subire le conseguenze di una relazione avvelenata.
In tutto questo, Stoner continua imperturbato a trascorrere le giornate in facoltà e, ormai docente universitario, finisce per assaggiare la gioia di un amore puro, sincero, capace di regalargli attimi di gioia mai sperimentati prima. Ancora una volta mi sono trovata a sperare, ad attendere una quasiasi reazione del protagonista, nella speranza che quest'ultimo si decidesse a prendere le redini della sua vita, riportandola entro binari quantomeno accettabili. Invano.
Questo è Stoner. Stoner guarda il mondo dalla finestra del suo studio universitario, osserva chi lo circonda, vede gli altri che vivono la propria vita e nonostante tutto non fa nulla per cambiare la propria. Nasce, studia, si sposa, muore. Non c'è assolutamente nulla di straordinario nella vita di quest'uomo, assolutamente nulla, eppure John E. Williams ha messo in piedi un capolavoro che oserei equiparare ad una tela, una storia narrata come si trattasse di un dipinto, semplici pennellate di colore che ti colpiscono e ti restano dentro. Trovo che Peter Cameron abbia saputo rendere al meglio il mio pensiero:
"Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. E' il caso che abbiamo davanti"Un romanzo da leggere, rileggere e da regalare.
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